Votate Prampolino sindaco di Reggio, errori clamorosi e violazioni comiche
Aggiramenti della legge del 1956 ed espedienti per convincere gli indecisi. Anche porta a porta, con un modulo dell’Iren
REGGIO EMILIA. Trasgredisci tu che trasgredisco io. La violazione del silenzio elettorale più clamorosa nel nostro piccolo è stata quella della candidata della Lega all’Europarlamento, Rosanna Conte, veneta di Caorle. Oltre la violazione ha imbroccato lo strafalcione. Volendo far del bene al candidato sindaco Roberto Salati, la Conte lo ha associato alla sua propaganda via Facebook a pagamento. Leggete bene: “Anche, io, candidata con la Lega al Parlamento Europeo per la Circoscrizione Nord-Orientale, sostengono il candidato sindaco Prampolino per Reggio nell’Emilia!”.
L’errore della Conte è stato triplice: non doveva turbare il giorno della riflessione, non doveva turbare l’inventore novecentesco reggiano del mondo della cooperazione, non doveva turbare Roberto Salati scambiandolo per il suo collega candidato al Comune di Modena, Stefano Prampolini. Caos.
Salati ha invece scelto di rumoreggiare nelle ore consacrate alla meditazione in maniera diversa. Soft, amorevole, familiare. Eccolo postare sul suo profilo due immaginette, mentre abbraccia le due bambine. I messaggi sono teneri teneri. Nell’ultima foto appare con le figlie in braccio: “Il peso del voto!!!”. Nella precedente, salutato dalle bimbe in corsa, ha un atteggiamento da Ulisse del Crostolo: “Finalmente oggi si ritorna in famiglia”.
Anche la candidata sindaco per Alleanza Civica Cinzia Rubertelli alla fine della giornata ha operato per la sollecitazione in purezza. La scelta: un mazzo di gigli bianchi. L’annotazione: “Buon voto a tutti e tutte”. Ma già sabato sera la Rubertelli aveva pubblicato la sua foto, e il suo simbolo solcato da un’amplissima croce. La giornata del silenzio elettorale e la giornata del voto sono state attraversate da una irrefrenabile pioggia di consigli, indicazioni, ammiccamenti sui vari social. Tutto regolare, perché se lo ha fatto il ministro degli Interni Matteo Salvini (a cui è demandato l’ordine e il rispetto della legge), lo hanno potuto fare tutti.
La legge aggiratissima e vecchissima è la numero 212 del 4 aprile 1956 con le sue varie modifiche. Stabilisce che nel giorno precedente e in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi, le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, la nuova affissione di stampati, giornali murali o altri e manifesti di propaganda. Nei giorni destinati alla votazione altresì è vietata ogni forma di propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall’ingresso delle sezioni elettorali».
E per concludere, per quanto riguarda radio e televisione, all’articolo 9-bis la legge dice che «nel giorno precedente e in quelli stabiliti per le elezioni è fatto divieto anche alle emittenti radiotelevisive private di diffondere propaganda elettorale». Risultato contemporaneo: chissenefrega. Gli unici mezzi d’informazioni che ottemperano alla norma sono quelli classici: giornali, radio e tv. Per il resto vige il nulla.
Sessantatré anni fa non esistevano Facebook, Twitter, Instagram e seguenti. Sono cambiati i tempi, i mondi e i modi. Come quello del candidato consigliere comunale di Reggio per M5s Gianni Bertucci, che sabato s’è manifestato appartamento per appartamento in quel di Rivalta. Ha proposto di compilare il modulo Iren per la richiesta di tariffa Pro-Capite per l’acqua.
Strano che un aspirante allo scranno nella Sala Tricolore vaghi di sabato con i moduli dell’Iren. Risolto il mistero: nel retro del modulo c’è la mozione presentata dal 28 novembre 2016 dallo stesso Bertucci con tanto di simbolo pentastellato. E ancora, il modulo è precompilato a mano in alcune parti, ad esempio la data che è retroattivata al 10 maggio 2019, alla larga dalle elezioni e dal giorno del silenzio.
La candidata M5s Rossella Ognibene si è data alla drammaturgia shakespeariana. Nella sera di sabato ha digitato su Facebook una considerazione tratta dalla Tempesta: “Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita”. Il signor Giampiero Lupatelli le ha risposto: “Morire, dormire. Dormire forse sognare” Meglio dormire senza produrre incubi”.
Il candidato Luca Vecchi, per il centrosinistra, si è mosso felpatamente. Ma si è mosso, battendo il tempo: seggi aperti… mancano ancora 10 ore, si vota solo oggi… E con la sua foto mentre infila la scheda nell’urna.
Il più ligio alla norma, il più ortodosso, è stato il candidato sindaco per la sinistra-sinistra Reggio Emilia in Comune Daniele Codeluppi. Esattamente alle 23.22 di venerdì ha scritto sul suo profilo elettorale: “E con questo è tutto. Ci si vede lunedì sera”.
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