I mille giorni di Aemilia e l’infiltrarsi del clan raccontati in un libro
La pubblicazione è firmata dal giornalista Tiziano Soresina Oggi alle 18.15 la presentazione nell’aula magna di Unimore
REGGIO EMILIA. Il libro “I mille giorni di Aemilia” – scritto dal giornalista Tiziano Soresina ed edito da Aliberti – verrà presentato oggi pomeriggio, alle 18.15, nell’aula magna dell’Università di Modena e Reggio.
L’incontro sarà moderato da Stefano Scansani, direttore della Gazzetta di Reggio. Prenderanno la parola il prorettore Riccardo Ferretti, Marco Mescolini (procuratore capo di Reggio Emilia e pm al maxiprocesso), Massimo Mezzetti (assessore regionale alla Legalità), Vittorio Mete (docente all’Università di Firenze) e infine l’autore del libro del volume.
Soresina da oltre vent’anni segue le vicende di criminalità organizzata per la Gazzetta di Reggio e nelle 626 pagine della pubblicazione propone le 195 udienze del maxiprocesso, ma anche una quarantina di approfondimenti e il punto sulla sentenza di Cassazione relativa all’altro troncone processuale di Aemilia. In appendice una “bussola” di 200 luoghi e 860 nomi con relative pagine di riferimento nonché una bibliografia ragionata. Le fotografie sono di Enrico Rossi.
Quindi questo libro non è solo il diario, udienza per udienza, del più grande processo contro la ‘ndrangheta mai tenutosi al Nord Italia. E’ anche tante altre cose. E’ il narrare – grazie ad un poderoso lavoro degli inquirenti, alle rivelazioni dei pentiti, al coraggio dimostrato da alcuni testimoni – di come si siano evoluti trent’anni d’infiltrazione mafiosa nelle terre del Po. Un avanzare più o meno sottotraccia del clan Grande Aracri, affermatosi col tempo come vero e proprio radicamento dal fatturato spaventoso a danno dell’economia che opera nella legalità. «Quando un’organizzazione mafiosa si fa sistema – scrive nella prefazione Giovanni Tizian, giornalista de L’Espresso da tempo sotto scorta perché minacciato di morte da boss calabresi – vuol dire che ha saputo costruire attorno alla cosca una rete di protezione estesa».
Un cancro che mangia anche il cuore del Nord, divenuto tutt’altro che una retrovia della ‘ndrangheta. —
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