Novellara, morto a 15 anni schiacciato dal bus: assolto l’autista dopo nove anni
Il giudice scagiona il guidatore dall’accusa di omicidio colposo dopo la morte del 15enne Franco Mauricio Astudillo
NOVELLARA. È rimasto invischiato in una vicenda giudiziaria per 9 anni. Ieri il fabbricese Roberto Oliva ha messo fine alla sua vicenda giudiziaria con un’assoluzione perché il fatto non costituisce reato, come deciso dal giudice Simone Medioli Devoto, che lo ha scagionato dall’accusa di omicidio colposo. L’autista – ora in pensione – era imputato nel processo per la morte, nel 2011 in piazza Prampolini, di un ragazzino di 15 anni che finì sotto l’autobus che lo stesso Oliva stava guidando. Una terribile tragedia che portò alla morte del giovane Franco Mauricio Astudillo di Reggiolo, che frequentava l’istituto alberghiero Motti di Correggio.
La Procura aveva chiesto una condanna a 1 anno e 4 mesi, pena base tolte le attenuanti generiche. La famiglia della vittima non era presente, non essendosi costituita parte civile perché già beneficiaria di un risarcimento. L’avvocato Alessandro Nizzoli, difensore dell’imputato, ha insistito per lungo tempo sull’evidenza dei fatti e la concordanza delle testimonianze. Un elemento rilevante che è emerso è stato riportato dagli utenti dell’autobus, compresi i compagni di Franco, secondo i quali una parte dei ragazzini si sono ritratti all’arrivo dell’autobus, mentre un’altra parte, tra cui la vittima, si era diretta verso l’autobus arrivando al contatto fisico. «Una specie di marcatura sportiva», ha detto Nizzoli, con le perizie cinematiche alla mano, che hanno confermato il rispetto dei limiti da parte dell’autista.
«Sono soddisfatto, anche se abbiamo fatto fatica per giungere a questa assoluzione – commenta l’avvocato –. L’unico rammarico è che l’autista si è trovato ad affrontare tematiche su aspetti che erano estranei alle sue responsabilità. La questione è stata poi ricondotta al codice della strada, ma probabilmente era anche, purtroppo, un problema di costume». Il lungo iter giudiziario aveva visto ridimensionare la prima fase in cui furono 5 gli indagati iniziali: oltre all’autista, erano finiti nel fascicolo Angelo Malagoli, allora in Act; l’allora sindaco di Novellara Raul Daoli; l’allora assessore comunale Roberto Gelosini; l’allora responsabile delle opere pubbliche di Novellara. Tutte posizioni poi archiviate in fase di indagine.
La questione, infatti, aveva riguardato inizialmente l’esposizione della piazzola di sosta, cercando di capire se fosse o meno in sicurezza. Il tema in origine erano quindi la colpa dell’autista e la pericolosità della fermata. La Procura aveva messo sotto accusa la manovra compiuta dall’autista quando entrò nel piazzale dove ad attenderlo c’era una calca di studenti e la situazione della fermata stessa. Dopo la tragedia la fermata fu rivoluzionata con una profonda riorganizzazione del traffico, decisa dal Comune nelle strade antistanti la stazione, in funzione proprio di una maggiore sicurezza.
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