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Business dei rifiuti speciali indagati due imprenditori

Business dei rifiuti speciali indagati due imprenditori

Ritiravano e rivendevano materiale delle industrie alimentari senza autorizzazioni Reflui degli scarti nelle tubazioni dell’acqua. Sequestrate 200 tonnellate di merce

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gualtieri. Ritiravano, trasportavano, stoccavano e rivendevano rifiuti speciali, ma non avevano alcuna autorizzazione per poterlo fare.

il business

Molto redditizio il business messo in piedi da due imprenditori di 32 e 33 anni, entrambi residenti a Reggio Emilia, titolari di due ditte individuali differenti, anche se con sede nello stesso ufficio della zona industriale di Santa Vittoria e che riguardava, in particolare, la commercializzazione di materiale di origine alimentare da utilizzare negli impianti di biogas. Ed è proprio nelle sedi dei due centri di produzione che sono arrivati, nei giorni scorsi, i militari del Nucleo investigativo del gruppo carabinieri forestale di Reggio Emilia, coadiuvati dai carabinieri forestali di Gualtieri e della polizia municipale Bassa reggiana, per compiere una serie di perquisizioni. Secondo quanto fin qui accertato dai militari, le aziende avrebbero operato in modo del tutto illegale.

In pratica, i due imprenditori si sarebbero presentati presso le aziende alimentari di panificazione o per la produzione dolciaria, offrendosi di smaltire a prezzi concordati – più convenienti di quelli di mercato – i prodotti scaduti o da eliminare dal ciclo delle produzione. La raccolta riguardava, in particolare lieviti, dolci e prodotti dolciari. L’indagine è partita tempo addietro da accertamenti compiuti “a monte” del ciclo di smaltimento, cioè nelle aziende alimentari che dovevano eliminare scarti di produzione e dai quali è emersa la gestione irregolare.

le perquisizioni

Durante le perquisizioni, ordinate dal sostituto procuratore Piera Cristina Giannusa della Procura della repubblica di Reggio Emilia , i carabinieri non hanno scoperto solo il business illegale, ma anche irregolarità nello stoccaggio della merce. In un cortile aziendale hanno trovato grosse quantità di rifiuti a cielo aperto, senza alcuna protezione dagli agenti atmosferici, i cui residui percolavano nei pozzetti di raccolta delle acque piovane, con rischio di inquinamento. I militari hanno ispezionato i pozzetti accertando che erano sporchi di fanghiglia e percolamenti riconducibili al materiale in deposito. Non solo: seguendo il percorso dei reflui, i militari hanno scoperto che i pozzetti delle aziende confluiscono nella rete fognaria delle acque bianche della zona industriale, che scarica senza alcun trattamento di depurazione nel canale di acque superficiali “Scolo Greppi”, che a sua volta finisce nei canali del consorzio di bonifica locale.

il sequestro

Complessivamente sono state sequestrare, oltre alla documentazione contabile, qualcosa come 200 tonnellate di rifiuti: 77.500 chilogrammi di rifiuti solidi; 26.000 chili di lievito; 6.125 kg di sorbitolo; 17.400 kg di rifiuti provenienti dall’industria della panificazione; 500 kg di uva sultanina, 21.205 di rifiuti dell’industria dolciaria;un silos contenente calcio carbonato; 1.500 chili di olio esausto; 18.000 kg di rifiuti liquidi e un cumulo di rifiuti fangosi stimato in circa 25.000 chilogrammi.

Tra i reati contestati agli imprenditori, la gestione illecita di rifiuti non pericolosi e lo scarico di acque reflue industriali non autorizzato. —

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