Dopo l’esplosione riaperta la provinciale 7 Ancora critiche le condizioni del 47enne
Esclusa la presenza di altre persone sotto le macerie. Mobilitate squadre speciali dei vigili del fuoco anche da fuori regione
scandiano. È stata riaperta ieri mattina, a senso unico alternato, la provinciale 7 all’altezza di Mazzalasino, chiusa martedì sera, dopo l’esplosione, provocata da una fuga di gas, nella quale è rimasto ferito gravemente un uomo di 47 anni e distrutta la sua abitazione, una palazzina su due piani. L’uomo si chiama Abderrahim Addala, di origini marocchine, residente a Mazzalasino da diversi anni. Ieri era ancora in condizioni critiche ricoverato nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Maggiore di Parma. La prognosi per lui era riservata.
AL LAVORO PER ORE
Il lavoro dei vigili del fuoco è proseguito nella notte tra martedì e ieri, ed era destinato a concludersi ieri in serata, con l’intervento di squadre speciali, tra le quali le unità cinofile, l’Usar, specializzato nella ricerca di persone sotto le macerie, e il Gos per la rimozione della montagna di detriti in cui si è trasformata la piccola palazzina in mattoni e lamiere.
«Abbiamo sentito un botto terribile, c’era un polverone che non faceva vedere nulla. Poi si è diradato e abbiamo visto la casa come è adesso...». Così un vicino di Addala nei minuti successivi all’esplosione, quando ancora la tensione era massima per i rischi collegati alla presenza del gas metano nell’aria e l’incognita di sapere se qualcun altro fosse rimasto sotto le macerie.
NESSUN ALTRO COINVOLTO
Dubbi e timori diradati quando la compagna di Abderrahim Addala, formalmente ancora residente nella casa di via Mazzalasino 111, è stata contattata al telefono. Poi definitivamente dissolti al termine del lavoro di ricognizione delle unità cinofile e dei vigili del fuoco dell’Usar (Urban Search And Rescue) arrivati con due mezzi da Bergamo.
«Siamo unità specializzate nella ricerca e soccorso di persone sotto le macerie – ha spiegato il caposquadra Usar Domenico Pisani – in grado di intervenire in qualsiasi parte del mondo in situazioni di calamità. Siamo stati allertati alle 2 e siamo arrivati con due mezzi. In dotazione abbiamo strumenti e apparecchiature, come videocamere e sonde, in grado di rilevare la presenza di corpi e persone sotto le macerie, in caso di crolli o terremoti. Abbiamo potuto escludere la presenza di altri coinvolti».
Altrettanto importante e condotto con estremo sacrificio e coraggio anche il lavoro delle unità cinofile, i cani e i loro conducenti, sempre dei vigili del fuoco: in tutto quattro, da Reggio Emilia, Bergamo, Piacenza e Bologna.
«Queste condizioni, come quelle in seguito a terremoti, sono davvero estreme – spiega Alberto Gazza sul campo con il suo Cartier –. Il cane lavora in un ambiente saturo di gas e tra le macerie. Con turni di dieci minuti alternati al riposo. Escono dal cumulo di macerie con il muso ricoperto di polvere».
PERICOLO ESTREMO
La situazione creatasi per la fuga di gas è stata rischiosa per tutti gli operatori accorsi sul posto, vigili del fuoco, sanitari del 118, polizia locale e carabinieri. «Non abbiamo operato con l’uso di maschere – ha spiegato il funzionario di guardia del 115 Antonio Isgrò, presente ieri mattina sul posto –. In caso di gas metano non ce n’è bisogno. Il vero pericolo è quello delle esplosioni e, in questo caso, di ulteriori crolli».
Un’altra preoccupazione, a dire il vero, c’è stata ieri mattina, quando si è temuto per la eventuale presenza di amianto nella casa. Fatto poi escluso dai tecnici del servizio di Igiene pubblica dell’Ausl, chiamati appositamente a intervenire. Dopo avere ripristinato le condizioni di sicurezza della zona ieri è potuto iniziare anche il lavoro di sgombero delle macerie. Anche questo affidato ai potenti mezzi di un altro reparto speciale dei vigili del fuoco, questa volta arrivato da Piacenza, il Gos. —
M.F.
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