«Sono stati nove anni difficili e sofferti»
Parla l’autista del bus assolto dall’accusa di aver investito uno studente in piazza della stazione nel maggio del 2010
novellara. «Sono stati nove anni molto difficili e altrettanto sofferti. L’unica consolazione è stata quella di sapere di aver fatto le manovre come le dovevo fare e in piena sicurezza».
Ieri, giorno seguente alla sentenza di assoluzione, Roberto Oliva, 61 anni, ha portato un mazzo di fiori al cimitero di Reggiolo, sulla tomba del ragazzino che è stato accusato di aver travolto e ucciso nove anni fa.
Per nove anni Oliva, ex autista Act, in pensione da due, ha atteso la decisione dei giudici sulla tragica giornata del 21 maggio 2010 quando, verso le 13.15, Franco Mauricio Astudillo, studente quindicenne dell’istituto alberghiero Motti di Correggio, attendeva la corriera nel piazzale della stazione di Novellara, assieme a tanti altri compagni di scuola.
«Certo – racconta Oliva, che da qualche anno si è trasferito a Bologna – sono contento dell’esito del processo, anche se è arrivato dopo così tanto tempo. Ma è stata dura. Io ho sempre saputo come sono andate le cose – ricorda – e mi sono difeso nella consapevolezza di quel che avevo fatto e con la coscienza tranquilla. Quel povero ragazzo è morto perché, dopo essere stato involontariamente spinto da un amico, ha sbattuto la testa sull’asfalto, ed è stato un colpo che non gli ha lasciato scampo. È finito sotto il bus, ma le ruote non l’hanno toccato, tanto che non mi sono accorto di nulla. I sospetti che qualcosa di brutto fosse accaduto mi sono venuti quando ho visto che i ragazzi non salivano a bordo. Ho chiesto il perché, poi sono subito sceso e ho visto le gambe del ragazzo che uscivano da sotto la corriera». Attimi terribili da ricordare.
«Il fatto è – continua – che quando noi autisti arrivavamo in piazza della stazione a Novellara, un ingresso pericolosissimo, nel quale oltre alle auto dovevamo schivare bici e passanti, gli studenti in attesa alla fermata mettevano in scena una sorta di “assalto alla diligenza”, mettendosi anche in mezzo al strada, per salire per primi. Questi comportamenti pericolosi – prosegue – sono stati la causa dell’incidente».
Subito dopo la morte dello studente, il Comune ha completamente riorganizzato soste e percorsi della piazza con l’unico obiettivo di mettere in sicurezza l’area.
«Non do colpe a nessuno – dice Oliva – se non alla mancanza di educazione civica di alcuni giovani. So che anche in altri paesi reggiani le fermate dei bus che raccolgono gli studenti sono in situazioni di rischio potenziale. Lancio quindi un appello verso chi ha il dovere di vigilare, perché faccia tutto il possibile per mettere in sicurezza strade e piazze per evitare che una tragedia simile si ripeta di nuovo». —
C.O.
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