Gazzetta di Reggio

Reggio

oggi la protesta 

I lavoratori delle pulizie da 7 anni senza contratto incrociano le braccia

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REGGIO EMILIA. Un centinaio di lavoratori reggiani del settore saranno oggi a Roma per protestare contro il mancato rinnovo del contratto nazionale dei settori pulizie e servizi integrati/multiservizi, scaduto ormai da 7 anni.

In parallelo a Reggio e in tutta Italia incroceranno le braccia i 600mila addetti del settore, che operano prevalentemente in regime di appalto con un valore di mercato di oltre 135 miliardi di euro. Lo sciopero, indetto dai sindacati nazionali di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti, sarà sostenuto dalla manifestazione a Roma dove è prevista la partecipazione di 7mila lavoratori, tra i quali i reggiani che scenderanno nella capitale in pullman e in treno.

I sindacati denunciano lo stallo dei negoziati per il rinnovo del contratto scaduto da 72 mesi nel comparto dei servizi privati in appalto, particolarmente esposto alle logiche del massimo ribasso e al dumping contrattuale, con le inevitabili ripercussioni sui livelli occupazionali e retributivi e sulla drastica riduzione dell’orario di lavoro. «La misura è colma – affermano i sindacati – consideriamo un diritto inalienabile dei lavoratori il rinnovo un contratto collettivo nazionale, che affronti i temi già ampiamente discussi ed approfonditi nel corso delle trattative, rispetto ai quali le abbiamo elaborato delle articolate proposte sul cambio di appalto e/o affidamento di servizio, nonché sui contenuti della contrattazione di secondo livello e sull'importante tema della salute e sicurezza».

Le tre sigle puntano il dito contro «il decreto “sblocca cantieri”, che ripristina il massimo ribasso per l’aggiudicazione e allarga il ricorso al subappalto senza indicazione dei subappaltatori». Modifiche con «ripercussioni drastiche sui lavoratori che subiranno da un lato ulteriori tagli sugli orari di lavoro» e dall’altra, per effetto dell’allentamento dei controlli sui subappalti, «rischiano di diventare un ingranaggio di un sistema criminale».

I lavoratori, affondano i sindacati, «non vedono rinnovato il contratto nazionale di lavoro perché non sono disponibili ad accettare un aumento contrattuale irrisorio e restituire diritti come il riconoscimento della retribuzione dei primi tre giorni di malattia». I lavoratori quindi reclamano il rinnovo del contratto nazionale «per un salario dignitoso, diritti e tutele contro la precarietà e lo sfruttamento e regole certe, trasparenza, legalità». —

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