Correggio ritrova San Quirino dopo 7 anni
Consolidamento antisismico e recupero delle parti pittoriche nella basilica che era stata chiusa per il terremoto
CORREGGIO. C’è voluto uno sforzo immane, ma non si poteva perdere l’occasione di riaprire la basilica di San Quirino proprio nel giorno dei festeggiamenti dello stesso santo patrono. E oggi sicuramente è festa grande. E non può essere diversamente.
Era stata chiusa per ragioni di sicurezza all’indomani del sisma di 7 anni fa che aveva danneggiato anche la torre civica adiacente alla facciata, la chiesa arcipretale di Correggio scrigno di arte che dal Rinascimento giunge fino alla contemporaneità con pregevoli opere di pittura e scultura.
Gli interventi, finanziati con le risorse messe a disposizione dal commissario delegato alla Ricostruzione, hanno avuto un costo complessivo di oltre 858mila euro, mentre sono state messe in campo dalla parrocchia le somme necessarie al restauro pittorico, condotto dalla ditta Athaena di Reggio Emilia, che ha eseguito anche il restauro degli arredi lignei del presbiterio, opera per la quale la parrocchia aveva ottenuto un finanziamento con risorse erogate dai fondi dell’8 per 1000 della presidenza del Consiglio dei Ministri. La parrocchia ha intrapreso lavori che hanno recuperato l’apparato decorativo ottocentesco che impreziosisce l’interno, come i pregevoli intagli lignei della cassa dell’organo e del coro absidale. I lavori sono frutto di una feconda sinergia tra le istituzioni preposte tra cui l’ufficio per i beni culturali della Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, ma anche le strutture periferiche del Ministero per i Beni culturali, chiamati a vigilare sulla qualità della progettazione e dell’esecuzione dei lavori.
Ieri mattina all’istituto Bellelli c’è stata la conferenza stampa presieduta da don Sergio Pellati, parroco della basilica San Quirino, dal sindaco Ilenia Malavasi, dall’assessore regionale alla ricostruzione post-sisma Palma Costi, dalla sovrintendente Valentina Oliviero e da monsignor Tiziano Ghirelli, responsabile dell’ufficio beni culturali della Diocesi di Reggio Emilia e Guastalla. In sala era presente alche il vicario generale monsignor Alberto Nicelli, oltre ai rappresentanti delle varie istituzioni militari: carabinieri, guardia di finanza e polizia locale. Tutti hanno ringraziato architetti, tecnici, imprese, restauratori e staff di collaboratori citati con nomi e cognomi. Tutti hanno lavorato per restituire alla chiesa quella vivacità di colori e, conseguentemente, di relazioni tra le parti dell’architettura che ha avuto nella storia che aveva perso e che ora le dona nuova vita. Monsignor Ghirelli ha infatti sottolineato che «l’elemento principale che si nota entrando in basilica è la luce».
Il progetto di restauro dell’apparato pittorico e decorativo ha previsto un’approfondita fase d’indagine stratigrafica: tre campagne di tassellature e specifiche analisi chimiche.
La basilica è stata anche migliorata dal punto di vista antisismico con nuove catene su tutte le murature delle cappelle laterali. La navata centrale è stata cerchiata con profilo in acciaio. Le tecniche di pulitura, tinteggiatura e ritocco utilizzano materiali naturali, prodotti dagli stessi restauratori. Il marmo nella cripta e nella cappella del Santissimo Sacramento è stato sostituito con un intonaco traspirante naturale. —
Mauro Pinotti
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