Mazzette, chieste in aula due assoluzioni In bilico i gioielli bloccati alla funzionaria
Per la Bedogni «sono preziosi di famiglia», il pm Forte li ritiene frutto di anni di corruzione. In 4 puntano a patteggiare
REGGIO EMILIA. Quattro richieste di patteggiamento, due di assoluzione e in bilico un sequestro di gioielli.
Anche stavolta non si chiude il delicato processo in cui sei persone (per la settima sono ancora in corso le relative ricerche) ritenute invischiate nel sistema delle mazzette che, secondo gli inquirenti, serviva per accelerare in Prefettura l’iter della concessione della cittadinanza italiana agli stranieri. Il pm Giacomo Forte inquadra la vicenda nel reato di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio – cosiddetta corruzione propria – che prevede una pena da 6 a 12 anni di reclusione. Ma da due udienze fioccano i distinguo dei difensori. Quattro imputati portano alla valutazione del gup Dario De Luca i rispettivi patteggiamenti “concordati” con il pm Forte, nell’ottica però di una riqualificazione dell’imputazione (da corruzione propria a impropria, quindi con un trattamento sanzionatorio meno afflittivo e pena sospesa). I quattro chi sono? La 60enne Sonia Bedogni (difesa dai legali Nicola Tria e Giuseppe Benassi) che da fine ottobre non è più agli arresti domiciliari e resta sospesa dalla sua attività in Prefettura come funzionaria dell’Ufficio cittadinanze. Le sono stati sequestrati i gioielli che teneva in una cassetta di sicurezza: per il pm sono il frutto di anni di corruzione, per la difesa invece la provenienza è lecita in quanto preziosi di famiglia. Poi vi sono due fratelli pakistani, cioè Irslan e Umar Parvez (di 29 e 23 anni, assistiti dall’avvocatessa Lara Bigliardi) titolari di un’agenzia pratiche stranieri con sede legale a Reggio ma con gli uffici a Guastalla.
Infine la 48enne Amina Doulali (italiana di origini marocchine, tutelata dal legale Matteo Marchesini) che lavora in proprio, appoggiandosi sullo studio del marito Vainer Burani (risultato estraneo alla vicenda e che ora affianca il collega Marchesini). Per l’accusa Doulali avrebbe fatto da intermediaria privata con Bedogni in almeno tre casi. Due imputati hanno scelto il rito abbreviato e per loro il pm Forte ha chiesto 8 anni di reclusione. L’avvocatessa Vera Sala – difende il nordafricano 55enne Arif Muhammad che vive a Guastalla e si era rivolto all’agenzia dei Parvez per avviare l’iter di concessione della cittadinanza italiana per la moglie – ha chiesto l’assoluzione in quanto Arif non solo aveva chiesto uno sconto per la pratica, ma non aveva neppure la consapevolezza che dovesse versare una tangente. Assoluzione chiesta anche dall’avvocato Liborio Cataliotti che tutela il cinese 50enne Kerong Chen. «Il mio assistito non è un corruttore, bensì vittima di concussione ambientale, in quanto costretto a pagare mille euro alla Bedogni per non vedere incagliata la pratica della moglie, come era già accaduto a lui in Prefettura per ben sette anni». L’8 luglio repliche e sentenza. —
T.S.
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