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Più controlli mirati e maggiore severità «Prudenza, le moto non perdonano»

Più controlli mirati e maggiore severità «Prudenza, le moto non perdonano»

Il primo week end di sole ha già fatto registrare due vittime Guidone, comandante della Polstrada, annuncia la stretta

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«Lo scorso fine settimana abbiamo inaugurato i controlli stradali sulle moto in Appennino, senza riscontrare particolari irregolarità. È ovvio che con l’inizio dell’estate si ripresenta il fenomeno degli incidenti gravi con protagonisti dei centauri: la moto non perdona. Perciò d’ora in poi, fino a settembre, la Polstrada effettuerà servizi mirati anche in questo ambito». Così il comandante della polizia stradale di Reggio Emilia, Ettore Guidone, annuncia una stretta e controlli più severi su motocicli e moto, all’indomani del primo week end di canicola che ha già fatto registrare due vittime della strada: Adriano Dondi, 59 anni, fotoreporter reggiano morto venerdì sera sulla statale a Castelvetro (Modena) e Lanfranco Faccini, 76 anni, pensionato di Boretto deceduto domenica pomeriggio a Seriate, in provincia di Bergamo (articoli alle pagine 14 e 24, ndr). «Si tratta di vittime reggiane decedute fuori provincia: anche questa è una peculiarità legata al mezzo e alla stagionalità – ha commentato il comandante Guidone – Un fenomeno che fa molto notizia perché le moto hanno garanzie di sicurezza minori rispetto alle vetture: si è meno protetti, non c’è la cintura, il conducente spesso viene sbalzato a metri di distanza. È evidente che l’impatto in moto è maggiormente lesivo: lo schianto in sella ha maggiori probabilità di essere molto grave o mortale». Rettilinei e percorsi pedecollinari e montani pieni di curve e scorci panoramici: sono questi i luoghi preferiti dagli appassionati dei bolidi. Nella nostra provincia «gli uomini del distaccamento di polizia stradale di Castelnovo Monti sono i più coinvolti e quelli in prima fila nei controlli mirati», ha dichiarato Guidone. L’Appennino però ha un territorio vastissimo e i posti di blocco sono rari sulle strade a grande percorrenza della pianura. «La pattuglia ha un itinerario ampio, capisco che il cittadino abbia l’impressione che la Polstrada latiti, ma siamo sempre presenti».

LE CAUSE

Le cause degli incidenti in sella a una moto non sono dissimili da quelli al volante di un’auto. «Anzitutto la velocità: occorre ripetere che i limiti di velocità valgono per tutti, la strada non è un circuito». Al secondo posto la distrazione. «Il cellulare non svetta in cima alla classifica negativa: per fortuna stare in sella e guardare WhatsApp è ancora arduo. In sella subentrano altri tipi di disattenzione: ad esempio guardare il paesaggio, parlare con il passeggero trasportato dietro o focalizzarsi sul compagno in moto. Il punto rimane che chi viaggia in sella deve essere doppiamente prudente e mettere in conto l’errore altrui, che nella maggior parte dei casi può essere prevenuto e neutralizzato. Il comportamento umano è la variabile che fa la differenza». Un altro motivo di caduta per chi viaggia su due ruote (bicicletta compresa) è «la corruzione delle infrastrutture, l’asfalto crepato o che presenta delle buche. Ostacoli che possono essere prevenuti e neutralizzare prestando la massima accortezza».

IL PRIMO MOTORINO

Il comandante Guidone rivolge una particolare raccomandazione ai ragazzini che acquistano il primo motorino. «Si tratta della categoria più a rischio, perché gli adolescenti si sentono immortali e non si rendono conto delle manovre oggettivamente pericolose che compiono. L’errore più frequente è indossare il casco, ma non allacciarlo: il che è una stupidaggine, se cadi ti si sfila ed è come non averlo». Un altro classico atteggiamento a rischio dei giovani in motociclo o in scooter è zigzagare tra le auto ferme in colonna. «Viaggiare su file parallele, in autostrada come in circonvallazione, è lecito, ma sarebbe meglio astenersi». —

Am.P.



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