Ai ragazzi del Senegal 187 paia di scarpe da calcio dalla “25 ore per la pace”
SAN POLO. Grazie al progetto di solidarietà sportiva “Questa partita la giochiamo insieme”, organizzato nell’ambito della manifestazione “25 ore per la pace”, che ha avuto luogo sabato e domenica e che ha coinvolto circa 2.500 persone, sono state donate 187 paia di scarpe da calcio, vecchie o nuove, destinate ai ragazzi del paese di Mbour in Senegal.
In collaborazione con l’associazione Calcio dilettanti e solidarietà il materiale verrà consegnato in Senegal il 15 giugno prossimo da alcuni volontari accompagnati dal portiere senegalese Omar Daffe. L’idea è nata da Gianni Delrio, direttore generale del Bibbiano San Polo, condivisa subito sia dal presidente della società Alberto Zanichelli che dal calciatore Omar Daffe, portiere professionista nonché presidente dell’associazione Calcio Dilettanti e Solidarietà. Sabato pomeriggio davanti a tanti giovanissimi calciatori, Luca Orfini del gruppo sportivo Helder Camara, ha presentato il progetto alla presenza del parroco don Bogdan, del sindaco Franco Palù e di Daffe. A sostenere l’iniziativa erano presenti anche Michele Malpeli ex centrocampista granata, l’attuale mezz’ala della Reggio Audace, Lorenzo Staiti e Andrea Tedeschi, ex trainer della Reggiana che ha donato le proprie scarpe da calcio. Ha concluso l’evento il musicista Paolo Schianchi.
Organizzata dall’oratorio “Helder Camara” con il patrocinio del Comune, la manifestazione accoglie ogni anno migliaia di persone con numerosi eventi sportivi, musicali e culturali e una ristoranzione senza sosta. Solo per la partita di calcetto ininterrotta sono stati coinvolti 500 giocatori (ragazzi, giovani, adulti, donne, bambini).
Tutti gli eventi sono trainati dall’impegno di 400 volontari dell’Unità Pastorale “Terre del Perdono”, Barcaccia e Grassano. Il ricavato della manifestazione sarà devoluto al sostegno di tre progetti: alla Casa di Frei Francisco a Recife in Brasile creata da don Helder Camara , al laboratorio di Confeturerie Saint Joseph di Manakara, in Madagascar per garantire gli stipendi di coloro che lavorano nel laboratorio, e per lo sviluppo del parco giochi dell’oratorio. —
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