Gazzetta di Reggio

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Bufera su Morlini Deferito dall’Anm per il caso nomine

Evaristo Sparvieri
Bufera su Morlini Deferito dall’Anm per il caso nomine

Linea dura verso il giudice reggiano, autosospeso dal Csm  Lui si difende: «Mai stato condizionato dalla politica»

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«Ciascuna delle decisioni è stata da me presa in piena coscienza ed in perfetta autonomia, senza condizionamento alcuno dalla politica, dall’esterno o da chicchessia; e si tratta tra l’altro di decisioni distoniche rispetto a pretesi accordi raggiunti al di fuori dell’attività consiliare di cui si parla in alcuni articoli di stampa». Torna ancora a difendersi. Ma, dall’Emilia a Roma, piovono richieste di dimissioni da parte dell’Associazione nazionale magistrati. E il comitato direttivo dell’Anm lo deferisce al collegio dei probiviri insieme agli altri magistrati coinvolti nello scandalo: Palamara, Ferri, Spina, Lepre, Cartoni e Criscuoli.

Non accenna a placarsi la bufera attorno a Gianluigi Morlini, giudice reggiano e consigliere togato del Csm in quota Unicost (una delle correnti dell’Anm), presidente della V Commissione per il conferimento degli incarichi direttivi, autosospeso dopo lo scandalo sulle nomine che sta travolgendo l’organo di autogoverno della magistratura.

LO SCANDALO

È uno degli effetti del cosiddetto “caso Palamara”, dal pm Luca Palamara, ex presidente Anm ed ex componente del Csm, indagato a Perugia per corruzione nell’ambito di un’inchiesta finita sul tavolo dello stesso Csm: un’indagine che ha portato alla luce i veleni che animano un’ampia fetta della magistratura, spaccata fra correnti.

E dalla quale – secondo le ricostruzioni finora emerse – viene fuori una fitta rete di contatti fra toghe, imprenditori e politica fatta di viaggi, regali e incontri notturni in un albergo (uno dei quali alla presenza anche del presidente della Lazio, Claudio Lotito, in un giro di biglietti per lo stadio) con il presunto scopo di pilotare le nomine degli uffici giudiziari, in particolare di Roma, Perugia e Brescia.

L’INCHIESTA

È questo il quadro ricostruito in un’informativa della Finanza, nella quale è tra l’altro documentata una rete di relazioni fra lo stesso Palamara, il consigliere dimissionario del Csm, Luigi Spina (indagato per favoreggiamento a Palamara e rivelazione di segreto d’ufficio) e gli ex sottosegretari del governo Pd e attuali parlamentari, Luca Lotti e Cosimo Ferri, quest’ultimo magistrato in aspettativa.

LE INTERCETTAZIONI

È la settimana che va dal 9 al 16 maggio. E gli incontri notturni si moltiplicano. In un’intercettazione, realizzata grazie a un “trojan” che trasforma il cellulare di Palamara in una cimice, emergono presunte trattative per scegliere il successore di Giuseppe Pignatone, procuratore capo a Roma in pensione dall’8 maggio. Pignatone è considerato inviso a Palamara anche per la trasmissione a Perugia (da parte dell’aggiunto Paolo Ielo) degli atti dell’indagine nei suoi confronti, ed è capo della Procura impegnata nell’inchiesta Consip, che vede coinvolto proprio il deputato Pd, Lotti. Nell’incontro ritenuto decisivo, si parla di dirottare i voti per il dopo-Pignatone su Marcello Viola, procuratore generale di Firenze, come poi accadrà in una seduta della V Commissione, il 23 maggio. Si tratta della commissione presieduta da Morlini: 4 voti per Viola, un voto ciascuno per gli altri due candidati, il procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi e quello di Firenze, Giuseppe Creazzo. Indiscrezioni che trascinano nella bufera il giudice reggiano, non indagato in alcun procedimento, che rispedisce al mittente ogni accusa smentendo le ricostruzioni sulla vicenda nelle quali è coinvolto (l’autodifesa di Morlini nell’articolo in basso, ndr).

LE VOCI

Dall’informativa spuntano anche due voci non individuate dalla Finanza, che sospetta si tratti di altri due componenti del Csm. Scandalo su scandalo. Ed è David Ermini, vicepresidente del Csm e di fatto espressione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel plenum di martedì a strigliare l’organo e l’intera categoria. «Stop a giochi di potere e traffici venali». Un richiamo perentorio, con l’invito a farsi avanti a chiunque abbia partecipato a questi incontri. Morlini – come già fatto da Corrado Cartoni e Antonio Lepre – in un clima definito da caccia alle streghe decide di autosospendersi per «senso di responsabilità», pur nella «certezza della correttezza del mio comportamento», rivelando di aver incontrato per caso Lotti a un dopo cena. Lo ammette in una lettera inviata a Ermini. Così come lo ammette Paolo Criscuoli.

Una linea difensiva ribadita da Morlini ieri, quando il giudice reggiano ha smentito ogni ricostruzione finora emersa. Ma non è sfuggito al deferimento dell’Anm e alla richiesta di dimissioni indirizzata agli autosospesi. Per Cartoni, Lepre e Criscuoli, tutti e tre in quota Magistratura Indipendente, una «richiesta priva di fondamento e basata solo su articoli di stampa». —



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