Ergastolo per il boss Grande Aracri come mandante del delitto Dragone
Per la Cassazione coinvolti pure il fratello Ernesto e Greco Definitivi 6 anni e 4 mesi per Diletto, Lamanna e Villirillo
Tiziano Soresina
REGGIO EMILIA. A fine gennaio 2015 scattò l’operazione Kyterion – scaturita da un’inchiesta di ’ndrangheta parallela ad Aemilia e Pesci contro il clan Grande Aracri – e in poco più di 4 anni si è chiuso, ieri, in Cassazione il troncone riservato ad una trentina di imputati che hanno optato per il rito abbreviato.
E la Suprema Corte ha confermato l’ergastolo per il boss 60enne Nicolino Grande Aracri (da tempo temutissimo anche nel Reggiano dove ha pure abitato per un periodo), ritenendolo il mandante nel 2004 dell’omicidio – a Cutro – del capoclan rivale Antonio Dragone (figura ben nota anche nella nostra provincia, dove approdò negli anni Ottanta) nel contesto della sanguinaria guerra di ’ndrangheta che caratterizzò un lungo periodo sull’asse Calabria-Emilia. Attualmente Grande Aracri è ristretto nella struttura penitenziaria milanese di Opera. Confermando anche le pene per Ernesto Grande Aracri (ergastolo per il fratello di Nicolino) e Angelo Greco (30 anni di carcere), la Cassazione ha definitivamente inquadrato i tre imputati come mandanti dell’omicidio di Dragone.
Pene confermate – 6 anni e 4 mesi di carcere – per altre tre persone di cui le cronache reggiane si sono più volte occupate: il 52enne Alfonso Diletto (con base operativa a Brescello), Francesco Lamanna (per gli inquirenti il 58enne era ben radicato nella fascia cremonese-mantovana) e Romolo Villirillo (per gli investigatori sino a metà del 2011 braccio destro, in Emilia, di Grande Aracri).
Le altre condanne confermate dalla Cassazione: Dario Cristofaro (6 anni), Michele Diletto (8 anni e 8 mesi), Pasquale Diletto (6 anni e 8 mesi), Antonio Grande Aracri (10 anni), Luigi Martino (3 anni e 8 mesi), Giovanni Abramo (6 anni e 4 mesi), Francesco Aiello (6 anni e 4 mesi), Pasquale Arena (8 anni), Giuseppe Celi (8 anni), Salvatore Diletto (6 anni e 4 mesi), Francesco Gentile (8 anni e 6 mesi), Salvatore Gerace (6 anni e 4 mesi), Domenico Lazzarini (6 anni e 4 mesi), Giuseppe Lequoque (8 anni e 6 mesi), Antonio Maletta (3 anni e 4 mesi), Francesco Mauro (6 anni e 4 mesi), Matteo Mazzocca (3 anni e 4 mesi), Domenico Nicoscia (8 anni e 6 mesi), Antonio Salerno (6 anni e 4 mesi), Benedetto Giovanni Stranieri (6 anni e 4 mesi). Le accuse vanno dall’associazione mafiosa, all’estorsione e tentata estorsione, violazione delle leggi in materia di armi, omicidio, ricettazione, violenza privata, lesioni personali, rapina e usura.
L'inchiesta Kyterion ha rivelato gli affari delle cosche cutresi: dal business degli impianti eolici, ai villaggi turistici ma anche il tentativo di infiltrarsi nei lavori per la ricostruzione dopo il terremoto che ha colpito l’Emilia. L’inchiesta si innesta nel più ampio quadro delle indagini sulla cosca cutrese. Kyterion – fra l’altro – è poi approdata anche a un filone bis. Le indagini dei carabinieri si sono concentrate sulle attività intimidatorie e predatorie del clan: un ritratto imponente, una struttura criminale che aveva esteso la propria influenza sulle province di Crotone, Cosenza (basso Ionio), Catanzaro, Vibo Valentia (alto tirrenico), Roma, Emilia e Lombardia. L’inchiesta ha ricostruito le fasi salienti anche dell’agguato mortale a Cutro che segnò la fine del boss Antonio Dragone e della sua cosca, ma parallelamente lanciò l’ascesa – con il sangue – del clan emergente dei Grande Aracri. E sono emersi particolari crudi, perché il boss rivale fu al centro di una vera e propria esecuzione. —
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