Il falso avvocato 26enne condannato a tre anni per la tentata estorsione
NOVELLARA. A confessione già resa nel novembre scorso, ieri – in tribunale a Reggio Emilia – la battaglia legale in aula fra il pm Iacopo Berardi e l’avvocato difensore Carmine Migale si è concentrata sull’identificazione del reato commesso dal 26enne Gennaro Iovine.
Stiamo alludendo a quando – la mattina del 6 novembre scorso – una pensionata novellarese aveva ricevuto la telefonata di uno sconosciuto: «Sua figlia ha fatto un incidente stradale, senza avere la copertura assicurativa», ha riferito il finto maresciallo dei carabinieri dall’altro capo della cornetta. Poi aveva aggiunto che, per risolvere con rapidità il guaio, servivano 3.800 euro da consegnare ad un avvocato che avrebbe suonato alla porta. Ma i veri carabinieri, allertati dalla donna, sono stati più veloci, e quando il finto legale è arrivato, è stato ammanettato con l’accusa di tentata estorsione. E sulla base di quest’accusa il pm Iacopo Berardi ha chiesto una condanna a 4 anni di reclusione.
Di diverso avviso l’avvocato Migale: «Era stata una tentata truffa – ha evidenziato nell’arringa – perché venne minacciato non un male ingiusto reale come prevede il reato d’estorsione, bensì un male surreale come l’arresto della figlia per un incidente stradale». Dopo circa un’ora la Corte – presieduta da Simone Medioli Devoto, giudici a latere Sarah Iusto e Chiara Alberti – è uscita dalla camera di consiglio con una sentenza di condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione, confermando l’accusa di tentata estorsione. Non presente in aula Iovine, in carcere a Napoli per un’altra vicenda. Durante l’udienza di convalida, l’imputato aveva ammesso di aver preso parte alla messinscena organizzata, con il compito di riscuotere il bottino. La telefonata, aveva dichiarato, era stata fatta da un complice che si trovava a Napoli, del quale forniva il nome e l’indirizzo (ma non la data di nascita). Complice che non è mai stato individuato. —
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