Gazzetta di Reggio

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il processo 

Lei accusa l’ex di maltrattamenti, violenze sessuali e atti persecutori

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REGGIO EMILIA. Quasi cinque anni (dagli inizi del 2012 al novembre 2016) d’inferno hanno contrassegnato una relazione sentimentale fra due giovani reggiani, oppure non è vero nulla come sostiene l’imputato?

Sarà un processo a mettere in chiaro questa soffertissima vicenda: lui è uno studente universitario (ora 24enne) di famiglia benestante, lei ha un anno in più e ha lavorato in un bar.

Ieri davanti alla Corte – presieduta da Simone Medioli Devoto – sono state pianificate solo le liste-testimoni e si tornerà in aula il 9 ottobre, quando verrà sentita la giovane costituitasi parte civile tramite l’avvocato Giovanni Tarquini . Quest’ultimo ha chiesto – vista la delicatezza delle questioni e le sofferenze che ancora attanagliano la sua assistita – che la deposizione avvenga a porte chiuse, ma sul punto la Corte non si è ancora espressa. Pesante il quadro accusatorio, come emerso dalle dichiarazioni dell’ex fidanzata-convivente ritenute credibili dal pm Maria Rita Pantani, titolare dell’inchiesta. Si parte dai maltrattamenti, cioè “continue vessazioni fisiche – si legge nel capo d’imputazione – limitandola nelle uscite e nelle frequentazioni, minacciandola di picchiarla se non gli avesse ubbidito, lasciandosi andare ad eccessi d’ira, colpendola con schiaffi, pugni e calci e spintonandola, rompendole oggetti (cellulari, vestiti)”. Dalle botte all’accusa di violenza sessuale “riducendola nell’incapacità di reagire temendo ulteriori percosse, in più occasioni e con cadenza pressoché mensile, la costringeva a subire rapporti sessuali”. Sempre dal capo d’imputazione si desume che la giovane aveva troncato la relazione, rifugiandosi dai genitori, ma ciò non avrebbe frenato l’ex compagno, arrivato per la Procura ad atti persecutori perché “la molestava in modo da cagionarle un perdurante e grave stato d’ansia e di paura, ingenerando in costei timore per l’incolumità propria”. L’ex convivente aveva parlato agli inquirenti di “molestie e minacce consistite nell’appostarsi nei luoghi frequentati dalla giovane, cercare di fermarla per strada, nel mandarle ossessivi messaggi ove la apostrofava come «decerebrata... deficiente... rispondi... se non mi rispondi entro pochissimo va a finire male».

Molto abbottonati a fine udienza gli avvocati, a partire dal difensore Stefano Germini: «Il mio assistito, mai raggiunto da misure cautelari, nega ogni addebito su quanto denunciato».

Invece il legale di parte civile Tarquini parla di «fatti che avvengono nell’intimità dei rapporti, non facili da inquadrare in chiave processuale. Conterà la sensibilità dei giudici». —

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