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Le Tute blu contro Unindustria «Rispettate il nostro sciopero»

Le Tute blu contro Unindustria «Rispettate il nostro sciopero»

Scatta la ferma risposta dopo le perplessità espresse a Reggio dagli Industriali Uriti (Fim-Cisl): «Inopportuno che il 14 giugno ci chiedano di non manifestare»

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REGGIO EMILIA. «In questo contesto economico congiunturale particolarmente complesso, Confindustria si dichiara perplessa sulla giornata di sciopero indetta per venerdì 14 giugno dalle organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm». Quando pochi giorni fa Sandro Bordoni - in qualità di presidente Gruppo Metalmeccanico Unindustria Reggio Emilia - ha fatto sua la posizione nazionale di Confindustria, i sindacati sono saltati sulla sedia. A rivendicare il diritto allo sciopero, richiamando proprio gli industriali a rispettare la piattaforma nazionale, è ora Giorgio Uriti, segretario generale dei metalmeccanici della Fim Cisl Emilia Centrale, che replica: «Come sindacato – afferma Uriti – ci impegniamo da sempre nel lavoro per la crescita dei dipendenti assieme alle rispettive imprese perché lo stato di salute delle aziende non è slegato dal benessere dei lavoratori. Ci sono, però, temi sui quali – aggiunge il segretario dei metalmeccanici di Reggio e Modena – dobbiamo manifestare con forza la nostra insoddisfazione: il rispetto degli impegni da parte degli imprenditori nell’ultimo contratto nazionale di categoria è uno di questi. Così come l’obbligo formativo sancito nel contratto e la contrattazione di secondo livello per redistribuire la ricchezza prodotta dalle aziende, sono due chiari esempi, rispettati a parole, ma elusi ma nei fatti. Prima di chiedere impegni agli altri, è necessario rispettare i propri. È inopportuno che gli imprenditori chiedano di non scioperare e non manifestare a chi, invece, gli impegni li onora da sempre: i lavoratori metalmeccanici, 40.000 solo a Reggio Emilia».

Il sindacato, aggiunge Giorgio Uriti, «è pronto a fare scelte coraggiose e condivise con gli imprenditori che scommettono sulla crescita dei propri dipendenti in termini di formazione, professionalità, innovazione, occupazione di qualità e non certamente con chi rappresenta il vecchio stereotipo dell’imprenditore col cappello in mano che chiede facilitazioni a questo o a quel governo. Lo sciopero è necessario per il rilancio di investimenti, politiche strutturali di sostegno al lavoro, lotta all’evasione fiscale, maggiore attenzione alla salute ed alla sicurezza del lavoro, contrasto a politiche elettoralistiche di breve periodo, reale riduzione della pressione fiscale su redditi e pensioni, mantenendo la progressività della tassazione, superamento della Riforma Fornero e rilancio degli ammortizzatori sociali», conclude Uriti. —

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