Lo zio di Matteo: «È stato tradito da un malore o da un colpo di sonno»
Paolini, 30 anni, era appassionato di calcio e pesca: «Stava andando a vivere da solo e aveva tanti progetti»
«Matteo era stanco, aveva lavorato tutto il giorno. Da quanto abbiamo appreso dalle forze dell’ordine, ipotizziamo un colpo di sonno o un malore senza avvisaglie. Ma l’autopsia non si farà e il motivo dell’accaduto non lo sapremo mai». Paolo Paolini, lo zio di Matteo fratello del padre, ieri mattina si è recato all’obitorio di Ravenna insieme ad un altro zio materno.
Ieri alle 16 era di rientro verso Albinea. Dopo il nulla osta da parte del magistrato, che ha subito restituito i corpi, il feretro del 30enne Matteo Paolini è arrivato a Reggio Emilia in giornata, recuperato dalle onoranze funebri Cavazzoni. «Per ora andrà al cimitero di Coviolo, il funerale è da fissare», ha spiegato lo zio.
Nato e cresciuto a Borzano di Albinea, Matteo risiedeva in via Vaglie 6 insieme alla mamma Deanna (detta Mariella), rimasta sola dopo che il papà Ideo (chiamato Ciccio) era scomparso nel 2013, dopo una lunga malattia. «La mamma è distrutta, si può immaginare. Una catastrofe». Il 30enne lascia nella disperazione anche la sorella Sara e i tre nipoti ai quali era legatissimo.
Dopo aver conseguito il diploma all’istituto professionale Galvani-Sidoli, Matteo aveva svolto diversi lavori, compreso il benzinaio. Per anni è stato commesso al negozio Atelier Ottico della centralissima piazza Cavicchioni ad Albinea. Di recente era stato assunto alla cantina Aljano, la tenuta di Scandiano, dove giovedì aveva lavorato per l’intera giornata.
«Matteo e gli altri sono partiti alle 22 perché volevano essere pronti per la mattina seguente», raccontata lo zio ancora incredulo. Con una numerosa compagnia di amici, Matteo aveva tanti progetti, tra i quali andare a vivere da solo. «Era quasi pronto un appartamento ristrutturato e ricavato sopra quello della madre. Aveva già attaccato le utenze; era contento, ne parlava spesso. Le ferie le avrebbe fatte a fine estate, come sempre: lui e i cugini (i miei due figli) facevano lunghi viaggi, per esempio sono stati in Vietnam e nel Borneo».
L’estate, invece, era dedicata al calcio, la sua passione insieme all’hobby della pesca. Matteo giocava a calcio da quand’era bambino. «Lo conosco da quand’era piccolo – dice commosso Luca Taroni, presidente della Polisportiva Borzanese –. Ha seguito tutto l’iter dalla scuola calcio agli adulti, ha giocato nel Chiozza, poi quando la Polisportiva è partita dieci anni fa è stato dirigente della prima ora. Adesso seguiva la squadra Giovanissimi del Torneo della Montagna (14enni), che avrebbe dovuto giocare domenica». Era conosciutissimo da tutti in paese: dai coetanei, dai bambini e dai loro genitori. Come accompagnatore e allenatore Matteo viene ricordato da Taroni come «un ragazzo d’oro, in gamba, sempre pronto a dare una mano con il sorriso sulle labbra, mai una parola fuori posto. Non si meritava una fine del genere. L’ho sentito con un sms giovedì: battute stupide, in vista del torneo di domenica». —
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