Paure e speranze per l’ultimo sprint guardando al futuro
Preoccupazioni, progetti e opportunità di lavoro Questi i pensieri dei ragazzi che provano a fare un bilancio degli ultimi cinque anni
Reggio Emilia. È finita la scuola, e come sempre iniziano i festeggiamenti. Erano centinaia gli studenti che ieri si sono riversati nelle strade e le piazze del centro per assaporare l’aria di libertà. I ragazzi hanno velocemente invaso piazza Martiri 7 luglio, dove tra gli sguardi dei passanti hanno festeggiato con tanto di trombette e fumogeni.
Ma non tutti possono dire di essere liberi fino a settembre: è in arrivo la maturità. E proprio all’esame imminente rivolge il pensiero un gruppo di ragazzi dell’Ipsia, che fanno un bilancio di questi cinque anni. «Sono stati anni molto lunghi, ma anche una fetta della vita molto bella – afferma Daniel Luongo – penso che i prossimi 40 anni saranno tutti più o meno uguali, e questo esame è il primo passo verso quella vita adulta». C’è chi, come William Sheno, riassume la situazione con un: «speriamo che passi!» E chi invece pensa già al futuro, come Alessio Devona: «Voglio trovare la stabilità sentimentale oltre che lavorativa. Poi voglio viaggiare: Canada, Olanda, Australia, per imparare non solo le lingue ma anche le culture».
Ma non sono i soli ad avere queste preoccupazioni. C’è anche un altro gruppo di studenti, questa volta del Filippo Re. Ecco cosa viene in mente a Domenico Trivieri nel pensare alla maturità. «Paura, ansia, angoscia» non esita a dire il ragazzo, che poi trova anche un po’ di conforto: «Devo dire che questi cinque anni sono stati bellissimi, la classe era fantastica, ho conosciuto sempre persone nuove». C’è anche chi è più tranquillo, come Roberto Viperino: «Non ho paura per la maturità, un po’ per l’orale, ma in fin dei conti te la cavi sempre no?» Achraf Mouanid riflette sul nuovo esame: «Siamo un po’ cavie quest’anno, e non penso che sia più facile». Tra questi c’è anche Amir Ghandelfi, studente dello Scaruffi, che cerca di dare un voto a questi cinque anni appena trascorsi. Il bilancio è decisamente positivo: il ragazzo subito dà un 10, poi ci ripensa e si corregge: 10-. Belle le parole di Moatez Rtibi, dell’Ipsia: «Questi cinque anni sono serviti per farci maturare mentalmente. Non si impara solo a studiare a scuola, si ricevono anche grandi lezioni di vita. Spero di riuscire a trovare la mia strada, intanto voglio prendermi un anno sabbatico e viaggiare in Europa». Quindi non solo studio, ma anche viaggi e progetti per il futuro. Ciascuno lavora ai propri progetti, e per tutti, la speranza supera di gran lunga le paure. Ma prima di andare avanti, questo sarà l’ostacolo da superare: il temuto esame di maturità. —
G.B.
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