Sangue in via Roma «Non siamo assassini»
REGGIO EMILIA. Si sta ridimensionando il fatto di sangue avvenuto martedì pomeriggio in via Roma.
Il pm Laura Galli – titolare delle indagini – ha derubricato l’accusa da tentato omicidio a lesioni gravi e le condizioni del ferito (il pakistano 32enne Zohaib Safdar) sono decisamente migliorate (ha una prognosi di 15 giorni).
Poi ieri pomeriggio – nell’udienza di convalida dell’arresto davanti al gip Luca Ramponi – i due pakistani arrestati (difesi dall’avvocato Rosanna Beifiori che ha anche sostituito il collega Alessandro Cristofori) hanno dato delle spiegazioni che sembrano collimare con i filmati in mano alla polizia. Il 61enne Mahmood Akthar dice di aver colpito 3-4 volte in testa Safdar ma con una borsina della spesa. Poi entra in scena il 41enne Muhammad Tanvir che spiega di essere stato lui ad aver chiamato le forze dell’ordine appena ha visto Safdar che lo stava attendendo fuori dall’ortofrutta. Tanvir rimarca – in aula – che è perseguitato dal 32enne da quando hanno litigato perché Safdar (muratore ed ambulante) l’assilla con richieste di lavoro. E le coltellate? Il 41enne dice di aver raccolto a terra un pezzo di metallo e di aver colpito con quello il connazionale. Quando la polizia è arrivata sul posto, Akhtar e Tanvir non erano fuggiti, ma attendevano dentro l’ortofrutta. La Procura ha chiesto che i due arrestati rimangano in cella, mentre la difesa gli arresti domiciliari con la possibilità di poter lavorare. Il gip Ramponi deciderà oggi sul punto. —
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