Il dado (Knorr) è tratto
Pentole che bollono e pentole che evaporano
REGGIO EMILIA Diciamocelo: il babau dell’avvio della procedura di infrazione della Ue contro l’Italia spaventa più nessuno. È una storia monotona, vecchia, ripetitiva. Al lupo, al lupo... E non succede mai. Anche perché prossimamente i vari Juncker, Mosovici, Dombrovskis, Katainen e Oettinger finiranno fuori scena. Ci siamo assuefatti. Come al glutammato monosodico che è contenuto nei dadi da brodo classici. Anzi, la vicenda del dado è più temibile della minaccia di Bruxelles.
Si tratta della cronaca di questi giorni: il governo, mentre era immerso nei suoi tira-e-molla tra vicepremier e nelle tiritére su deficit, pil e sforamento, non ha avuto chiaro quel che gli è capitato intorno: il tentativo di fusione tra Fca e Renault saltato per aria per le pretese del governo francese; la nuova crisi delle acciaierie di Taranto che mette 1.400 operai in cassa integrazione; la fine della catena Mercatone Uno; la chiusura dello stabilimento Whirpool di Ponticelli, Napoli est: la Pernigotti che emigra in Turchia, infine, la delocalizzazione della produzione del dado Knorr da Sanguinetto di Verona in Portogallo con il licenziamento di 76 dipendenti.
Mentre la pentola del governo è perennemente in ebollizione, quella della produzione, del lavoro e degli investimenti va raffreddandosi evaporando.
Alla prima manca l’unica scelta possibile nel contesto delle tante sbandierate azioni con nomi-slogan sotto vuoto spinto. Dovrebbe approvare un solenne Sbloccagoverno.
Di norma la politica del governo dovrebbe sapere, prevedere, prevenire, gestire gli eventi. Ma anche il dado è tratto, e anch’esso se ne va. Forse perché il governo non ne ha bisogno. Il dado infatti è un esaltatore del gusto per il brodo, non per fare il bollito.
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