Spensierati e pieni di vita, mancherete a tutti noi
Ho conosciuto Matteo e Francesco tre anni fa a Firenze, a un torneo di calcio giovanile dell’agenzia sportiva Adriasport. Facevamo parte dello staff organizzativo e non avevamo niente in comune, se non la medesima divisa. Col passare degli anni, tra una partita da dirigere e un campo da sistemare, siamo entrati giorno dopo giorno in sintonia.
Francesco Rossi era uno dei leader della Vianese: cresciuto calcisticamente a Scandiano, affiancava all’attività agonistica anche il ruolo di allenatore. Aveva un bel rapporto coi bimbi e ambiva a diventare un grande mister. Le partite cui assistevamo insieme ai tornei diventavano anche un’occasione per un confronto e per un’analisi tecnico-tattica. Francesco era anche un grande appassionato di basket: ricordo che capitava saltuariamente di dialogare sulle giocate dei campioni Nba, mentre la primissima chiacchierata con lui fu proprio riguardo al ritorno a Reggio di Rimantas Kaukenas.
Quando un paio di mesi fa sono salito sulla sua auto per raggiungere Cervia mi raccontava con entusiasmo della grande stagione della sua squadra, della possibilità di agguantare i playoff; e mi chiedeva allo stesso tempo quali erano le compagini delle categorie superiori che mi avevano impressionato maggiormente. Mi aveva anche confidato che era in trattativa con una società per il Torneo della Montagna.
Torneo del quale era invece campione in carica Matteo Paolini, che aveva sollevato il trofeo coi Giovanissimi della Borzanese in qualità di dirigente accompagnatore. Ex giocatore biancoazzurro, lo ricordo piacevolmente soddisfatto con occhiali da sole e infradito dopo la semifinale di Carpineti che aprì ai propri ragazzi le porte della finalissima. Con il sorriso e umiltà mi raccontava nel post partita le emozioni della gara, e già si caricava per l’ultimo atto della settimana successiva.
Non posso definire il nostro rapporto di amicizia: ci chiamavamo per cognome, ed eravamo come colleghi occasionali, uniti però da una grande passione: quella del calcio.
Quando mi è arrivata la notizia del loro decesso sono rimasto impietrito. A volte è proprio vero che è questione di destino. Su quell’auto potevo esserci io, o chiunque altro. Ragazzi giovani, sogni spezzati.
Matteo e Francesco erano dei veri e propri simboli per Adriasport: da diversi anni approfittavano di ponti e festività per raggiungere luoghi di villeggiatura e collaborare con l’agenzia per lo svolgimento della manifestazione, approfittandone per staccare la spina dalla solita routine e racimolare qualche soldo. Spensierati e pieni di vita, erano rispettosi del lavoro e del prossimo.
Ci mancherete, ma sono sicuro che dall’alto continuerete a seguire ogni domenica tutti i campionati, magari con meno tensione e con maggior distacco, ma sicuramente con la stessa passione che vi ha da sempre contraddistinto.
Buon viaggio. —
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