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Con istrici, caprioli e ricci la visita dei lettori ai “degenti” speciali del Rifugio Matildico

Elisa Pederzoli
Con istrici, caprioli e ricci la visita dei lettori ai “degenti” speciali del Rifugio Matildico

Con “Noi Gazzetta di Reggio” ieri alla scoperta del centro di San Polo L’ospedale degli animali selvatici ogni anno salva migliaia di esemplari 

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l’evento

Metti un mattino di giugno in visita al Rifugio Matildico, di Caverzana di San Polo. Era questo l’invito rivolto ai nostri lettori dalla Gazzetta di Reggio, nella cornice degli eventi organizzati insieme alla rubrica dedicata agli animali La Fattoria.

Un momento che abbiamo pensato a numero chiuso, per non arrecare troppo disturbo agli animali “degenti” di questo prezioso ospedale fondato nel 2011 da Ivano Chiapponi.

In una decina di lettori hanno accolto il nostro invito e proprio da Ivano sono stati accolti ieri mattina. È stato lui a raccontare come, dopo che l’idea di aprire questo luogo l’avesse per le mani da diverso tempo, è riuscito ad aprire il Rifugio. «Facevamo già i recuperi degli animali selvatici feriti o in difficoltà. Mancava un luogo dove potersi occupare di loro e poterli rimettere in sesto per poi liberarli» ha spiegato.

Perché è proprio questa la finalità del Rifugio: far sì che il più alto numero di animali torni libero in buone condizioni di salute. Un obiettivo centrato da Ivano e dal gruppo di volontari che gli danno supporti, coordinati da Cristina Canuti e riuniti sotto il nome dell’associazione San Bernardino: solo nel 2018, sono stati 2.185 le liberazioni, mille in più rispetto all’anno prima.

I lettori della Gazzetta dopo aver ascoltato in cosa consiste il lavoro dei volontari, hanno potuto visitare alcuni degli animali ospiti.

Come Pippo e Pluto: due esemplari maschi di istrice, arrivati dopo un sequestro. Che per le condizioni in cui sono stati detenuti – sempre in cattività, in un circo a Roma – non potranno tornare liberi. Per questo è stato dato loro un nome, altrimenti si evita di “addomesticarli” perchè quello che conta è che restino selvatici per riuscire a caversela fuori. O come i piccoli di capriolo che sono arrivati in questa stagione e che appena saranno abbastanza grandi potranno tornare liberi. In particolare, Cristina ha voluto fare una raccomandazione: «Se avvistate un piccolo di capriolo nel bosco che vi sembra lasciato solo, non toccatelo. Le mamme li lasciano lì per sfuggire ai predatori. Ma sanno esattamente dove sono e torneranno a prenderli. Se li toccate rischiate che lei non li riconosca più e di separarli per sempre». Sono tanti i ricci che vivono al Rifugio. Ognuno dotato di casetta e recinto, paglia e terra per i propri nascondigli. Ogni anno sono un gran numero i ricci che vengono rimessi in libertà dopo essere stati qui in “convalescenza”. Affascinante anche sbirciare nelle voliere dove ci sono diversi rapaci. Alcuni non potranno tornare liberi perché menomati, altri invece presto torneranno a volare.

Durante la visita non sono mancate telefonate di aiuto e arrivi di nuovi piccoli “malati”, recuperati dai cittadini. L’opera del Rifugio è volontaria, sono operativi h24, ma hanno bisogno della pazienza e della collaborazione di tutti per andare avanti. Per informazioni sul Rifugio e su come aiutarlo (la ricerca di volontari è sempre aperta): www.rifugiomatildico.it. Da parte della Gazzetta un grazie a Ivano, Cristina e alla loro squadra per la bellissima ospitalità e a tutti i partecipanti. —

Elisa Pederzoli

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