Il Papa, la Madonna, Salati, le donne, i gay... Vinci spieghi lo scandalo in piazza
Niente politica e molto turpiloquio nel discorso di Sgarbi a Reggio Alcune domande al deputato Vinci che ha invitato, assistito, applaudito
REGGIO EMILIA. A caldo, in una dichiarazione alla Gazzetta nella notte fra domenica e lunedì il deputato segretario regionale della Lega Gianluca Vinci ha detto: «Il 49 per cento che ha preso Luca Vecchi al primo turno ha evidentemente demoralizzato tutti coloro che volevano il cambiamento…».
L’onorevole mi permetta di fare una valutazione a freddo, perché prima non si poteva: in ossequio al silenzio elettorale, alla giornata di riflessione, alle suscettibilità propagandistiche.
BATTUTARIO SCONCIO
Credo che ad aver nauseato – più che demoralizzato – una parte del suo potenziale elettorato, siano stati i suoi applausi, i suoi avalli, le sue condivisioni, le sue approvazioni al discorso di Vittorio Sgarbi, venerdì pomeriggio, in piazza Prampolini. Quella che la pubblicità ha proposto come una conversazione sul tema “Reggio Emilia, cultura, arte e non solo…” in verità è stata un turpiloquio, un battutario sconcio, un’esegesi delle volgarità al limitare della bestemmia.
L’oratore e chi l’ha invitato e assistito sul palco reggiano – lei per primo –, non soffrono di labirintite: sapevano di trovarsi nella maggiore piazza civile di Reggio e davanti alla cattedrale di Reggio.
Dunque, svolgerò il mio ragionamento in difesa della dignità di questa città e delle sue tradizioni. E, si badi, stavolta il problema non è strettamente politico, ma largamente etico.
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E LEI SORRIDEVA
Onorevole Vinci, ricorda? Vittorio Sgarbi ha chiesto alla Madonna di intercedere per fare un miracolo, eleggere sindaco Roberto Salati: “Se Salati diventa sindaco, Dio c’è”. Lo storico dell’arte ha tirato in ballo il Papa consociandolo al Pd e, attraverso la frase di Bergoglio sugli omosessuali, “Chi sono io per giudicare?”, ha riacceso la polemica sulle coppie gay e lesbiche. La raffica delle sconcezze non è qui proponibile. Dovrei inzeppare la pagina bianca di puntini di sospensione. E lei, Vinci, sorrideva.
Ricorda? Vittorio Sgarbi si è dilungato sul fascino eterosessuale del candidato Salati, sulla sua fama, sui tradimenti e le donne d’altri. Lo storico dell’arte nello sciabordio ironico (privo di sottintesi) s’è pure occupato della sessualità dei preti e anche della qualità delle opere d’arte contemporanea della cattedrale. Installazioni commissionate dal vescovo emerito monsignor Caprioli. Ha avvicinato la piattaforma circolare dell’altare maggiore alla sagoma di un formaggio. E lei applaudiva.
Ricorda? Vittorio Sgarbi ha detto di ritenere legittimo da parte di Matteo Salvini l’utilizzo strumentale del rosario, del Vangelo, della croce e delle litaniae sanctorum per finalità politica.
Lo storico dell’arte ha ribadito ciò che aveva dichiarato nell’intervista concessa alla Gazzetta mercoledì: “Dico che la menata che hanno fatto contro Salvini può essere giustificata dal punto di vista del gusto, ma non mi dispiace sostituire Salvini a Reggio in nome di valori culturali del cristianesimo. In nome dei valori non della croce ma di Benedetto Croce».
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NUOVO COSTANTINO
Sulla Gazzetta lo storico dell’arte aveva osservato: «La frase più sbagliata che può dire Bergoglio è “meglio atei che cristiani ipocriti”. Perché il cristiano nasce ipocrita”». Sgarbi rispondendo alle nostre domande aveva spiegato la sua teoria: «Paradossalmente il cattolico italiano si identifica più in Salvini che nel Papa. C’è una rivoluzione religiosa, non politica».
Poi, venerdì, in piazza Prampolini, eccitando l’applausometro, ha comparato il “cattolicismo” (lo chiamo così) di Salvini all’uso politico che ne fece l’imperatore Costantino, In hoc signo vinces.
Conclusione nell’intervista: «Paradossalmente il cattolico italiano si identifica più in Salvini che nel Papa. C’è una rivoluzione religiosa, non politica». Conclusione in piazza Prampolini: «Occorre un po’ di cultura per capire che Salvini è come Costantino. Non è come un povero pirla che non piace al Papa. Io credo che Costantino sia meglio del Papa».
COMPAGINE NEOFASCISTA
Vinci, lei ha riflettuto sul tentativo, sul fenomeno che è in corso e che il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Bassetti, ha ben delineato recentemente: «Nessuno dividerà i cattolici dal Papa». Il tentativo è in corso sia all’interno della stessa gerarchia cattolica, sia in piazza: per la prima volta sotto il Palazzo Apostolico la contestazione e lo striscione di una compagine neofascista. Compagine dalla quale la Lega non ha preso le distanze e non vuole cogliere la radice storica. Perchè non ne è in grado o perché la ritiene uno strumento costantiniano, ad uso politico. Se così è allora l’osservazione di Sgarbi dovrebbe perlomeno inquietare: «C’è una rivoluzione religiosa non politica».
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LO PRENDERANNO NEL C...
E poi, Vinci, ricorda? Rivolgendosi al pubblico, Sgarbi, sotto la statua del Crostolo ha dichiarato: «A Ferrara la sinistra cerca di risorgere. Ma la Madonna di Ferrara è mia amica. E non passeranno, non passeranno. Possono starsene a casa. La prenderanno nel culo come gli piace. Salati, Vinci... nessuno è contento di prenderlo nel culo». E lei annuiva.
Ricorda? Vittorio Sgarbi ha fornito un decalogo comportamentale al candidato Salati “per recuperare i venti punti” necessari per raggiungere Vecchi. Lo storico dell’arte: «Non prende lo stipendio, non usa la macchina sua, non scopa le donne degli altri se non su richiesta. Altra cosa che sono sicuro lei farà: anche stretto nel momento di maggiore voluttà, non lo prenderà nel culo».
Ricorda? In quel momento Salati ha brandito il microfono e bel bello ha replicato: «No, no… quello lo confermo. Lo mettiamo al punto uno del programma».
Questo è uno dei dialoghi più aulici e di maggiore intensità politica di quel pomeriggio. E lei applaudiva.
In quella piazza, in quel discorso di chiusura non s’è parlato di programmi e di politica. Piazza Prampolini, la cattedrale, il municipio sono stati attraversati da una raffica di trivialità scomposte per le quali valeva la pena far cessare i “settant’anni di anti-democrazia rossa reggiana”?
Se alla volta di domenica notte fosse prevalsa la sua linea politico-religiosa avremmo dovuto comporre e intonare una particolare orazione per ringraziare la Madonna di Salati?
E la prego - visto che lei quanto Sgarbi gode dell’immunità parlamentare - non cerchi di replicare adducendo che si era in campagna elettorale e ogni mezzo era buono per raggiungere il fine. Machiavellli rabbrividirebbe.
LA CITTA' OFFESA
Lei è conscio del fatto che quell’evento può avere offeso gli uomini, le donne, la sensibilità religiosa, la ragione civile, il pensiero laico?
Ora, quale tenore e rango culturale si sarebbero innestati a Reggio se gli esiti elettorali fossero stati diversi?
Eppure nell’ intervista alla Gazzetta Sgarbi aveva motivato la sua venuta in città con un’esigenza di supplenza alla fragilità culturale della Lega. Ma, vede, onorevole Vinci, prendendo per vera la tesi sgarbiana che classifica i cattolici come inguaribili ipocriti, le dico che bisogna essere più credibili che credenti. —
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