Gazzetta di Reggio

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Mobilitazione 

I metalmeccanici in piazza «Aumentare i salari si può»

Luciano Salsi

Uno sciopero generale proclamato dai sindacati di categoria per venerdì A Reggio pronti 20 pullman che partiranno alle 6 da piazzale Europa per Firenze 

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Tutti i sindacati confederali sono mobilitati per difendere il lavoro e le retribuzioni, ma i metalmeccanici non si limitano alle manifestazioni del sabato.

Confermandosi la punta di lancia del movimento sindacale, le organizzazioni di categoria Fim Cisl, Fiom Cgil e Uil Uilm indicono per venerdì lo sciopero generale nazionale, il primo organizzato unitariamente da oltre dieci anni al di fuori delle vertenze contrattuali.

I lavoratori della nostra provincia, insieme agli altri dell’Emilia-Romagna e del Centro Italia, parteciperanno alla manifestazione di Firenze, mentre quelli delle altre regioni del Nord convergeranno su Milano e quelli del Sud su Napoli. A Reggio sono stati già prenotati venti pullman, che partiranno alle sei da piazzale Europa.

Il settore metalmeccanico comprende nel territorio reggiano circa 35mila addetti. L’apparato organizzativo dei tre sindacati s’è messo in moto per assicurare la massima partecipazione alla protesta.

Nelle ultime settimane si sono tenute nelle fabbriche più di 400 assemblee, che hanno coinvolto circa ventimila operai e impiegati. Le rivendicazioni sono ad ampio raggio.

Il primo obiettivo è la difesa dell’occupazione tramite gli investimenti pubblici e privati nella produzione industriale. I sindacati chiedono, però, anche un aumento dei salari non solo con i contratti, ma anche con la riduzione delle imposte sul lavoro dipendente.

Un altro punto nodale è l’impatto con le nuove tecnologie, che dovrebbero favorire la riduzione degli orari di lavoro. Non meno rilevanti le richieste di maggiore equità fiscale, giustizia sociale e salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. «Si deve – rileva Simone Vecchi, segretario provinciale della Fiom – rimettere il lavoro al centro dell'agenda politica, dopo che per quindici anni i temi dei salari, della salute e della riduzione delle tasse sono stati posti ai margini. L'innovazione tecnica, aumentando la produttività, avrebbe dovuto ridurre l'orario di lavoro. Invece s'è accompagnata a una diminuzione delle retribuzioni». «Rivolgiamo l’attenzione – sottolinea Giorgio Uriti, segretario della Fim Emilia Centrale – alla crescita, per la quale occorrono investimenti capaci di offrire un impiego ai giovani e ai tanti lavoratori in cassa integrazione. Inoltre si deve migliorare la sicurezza, dal momento che diminuiscono gli infortuni, ma aumentano quelli mortali». Jacopo Scialla, segretario della Uilm Emilia, si scaglia contro il progetto di riforma fiscale della Lega: «La flat tax – dice – è un Robin Hood all’incontrario. In Italia bisogna ridurre l’Irpef ai lavoratori con redditi medio bassi, che sono i più tartassati e quelli che più hanno subito la crisi economica, non ai redditi alti che sono passati indenni dalla recessione».

La proposta Cinque Stelle del salario minimo è considerata con diffidenza: «Ci andrebbe bene – spiega Vecchi – se coincidesse con i minimi dei nostri contratti nazionali. Se invece fosse fissato a nove euro, come si sente dire, rischierebbe di far abbassare le retribuzioni a milioni di lavoratori». —





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