«In vita Matteo ha saputo condividere amore e amicizia che non moriranno»
Centinaia di persone ieri mattina nella chiesa di San Gaetano. Il feretro di Paolini coperto con la maglia della Borzanese
«La morte non è l’ultima parola». Non può esserlo per Matteo Paolini, e non lo sarà per le centinaia di persone che si sono riunite ieri mattina nella parrocchia di San Gaetano, dentro e fuori la chiesa, impossibilitata a contenerle tutte.
Hanno risposto così, più che numerosi, a un’esigenza profonda, gli amici, i conoscenti, ma soprattutto i tanti compagni di squadre e società sportive, uniti dalla stessa passione per il calcio, che ieri hanno partecipato al funerale del 30enne vittima, con l’amico di 26 anni Francesco Rossi, del tragico incidente alle porte di Cervia. Sul feretro di Matteo, stemmi e colori delle squadre di calcio e la maglia della Borzanese, la società in cui era cresciuto e di cui era dirigente, con le firme dei compagni di Matteo.
«non siamo soli»
L’esigenza è stata quella di salutare Matteo e ma anche di stringersi ai suoi famigliari, la mamma Mariella, la sorella Sara, i nipoti e la nonna Anna, per non fare mancare loro vicinanza e affetto. «Dio non ci lascia da soli davanti alla morte, ancor più di una morte tragica e che non si spiega». Don Giusppe Iotti, dall’altare davanti alla folla commossa che gremiva la chiesa di San Gaetano, ha parlato così a familiari e amici colpiti dall’estremo dolore. Nello stesso incidente ha perso la vita anche l’amico di Matteo, Francesco, di cui si è celebrato l’addio nel pomeriggio di ieri a Chiozza di Scandiano (vedi articolo a fianco).
Le altre vittime
A Rossi e all’amico Daniele Tagliani, 28 anni, che ancora si trova ricoverato all’ospedale Bufalini per le serie conseguenze riportate dallo schianto, sono andate parole e pensieri nell’incipit dell’omelia di don Iotti. Ma soprattutto il pensiero è andato a Matteo e ai famigliari che ora si trovano a vivere questo momento di profondo dolore. Alla messa, come poi nel pomeriggio a Chiozza, erano presenti il sindaco di Albinea, Nico Giberti, e quello di Scandiano, Matteo Nasciuti.
Il dolore e le domande
Il funerale è stato concelebrato da altri sacerdoti della parrocchia che fa parte dell’unità pastorale “Sacra Famiglia”: tra essi don Luigi Lodesani, don Benedetto Usai e don Giuseppe Bassissi.
«Il dolore di questi giorni – ha proseguito don Iotti – ha aperto tante domande; domande che attendono risposte vere, autentiche e profonde. Capaci di orientare e di dare speranza».
«La morte non è l’ultima parola – si è poi rivolto il sacerdote ai presenti – Noi siamo qui riuniti proprio per testimoniare il dono dell’amicizia, dell’amore e della passione che Matteo ha saputo condividere con tutti noi».
Tanti i fazzoletti al volto durante queste toccanti parole che hanno fatto ricordare la costante presenza, la passione contagiosa che Matteo metteva in ogni cosa che faceva, soprattutto quando si trattava del calcio. Ma non solo.
la preghiera
La commozione è diventata ancora più grande quando, durante la preghiera dei fedeli, con il pensiero rivolto alla mamma e alla sorella di Matteo, è stata recitata questa orazione: «Padre, donaci di amarci gli uni gli altri come fratelli con un amore sincero. Dacci la forza per fuggire con orrore il male e per seguire con fermezza il bene. Rendici gioiosi nella speranza, pazienti nelle sofferenze della vita, perseveranti nella preghiera. Insegnaci a far del bene a chi ci fa del male, a perdonare con generosità. Fa che impariamo a essere felici con chi è nella gioia, a piangere con chi piange, ad andare d'accordo tra noi e a vivere in pace con tutti. Fa, o Padre, che non ci lasciamo vincere dal male, ma che sappiamo vincere il male con il bene».
gli abbracci
All’invito a scambiarsi un segno di pace hanno risposto strette di mano e abbracci commossi. Volti segnati da lacrime anche durante l’eucarestia tra i molti che si sono diretti all’altare e si sono poi raccolti in preghiera.
Tanti i giovani presenti e gli amici della società sportive Borzanese, molti con la maglia della propria squadra.
Un senso alle parole di don Iotti sarà dato da chi, già nei giorni precedenti, aveva annunciato l’intenzione di fare una donazione all’asilo di Borzano in memoria di Matteo. «È un bel gesto per ricordarlo e al contempo un modo per essere utili alla comunità». Così Paolo, lo zio di Matteo, davanti alla camera ardente che era stata allestita a Coviolo di Reggio Emilia.
L’ultimo ideale abbraccio a Matteo è avvenuto all’uscita silenziosa dalla chiesa quando i tanti presenti hanno circondato il feretro in commosso silenzio prima di dirigersi al cimitero di Borzano. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
