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l’affare palamara 

Procure, dopo la bufera il giudice Morlini esce anche da Unicost

Il magistrato reggiano lascia la corrente centrista dell’Anm Il segretario Infante: «A rischio anche la credibilità del Csm»

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REGGIO EMILIA. Non si placano le ancora acque agitate nella magistratura. Una burrasca nata sulle ombre gettate sulle nomine dei procuratori dall’inchiesta di Perugia a carico dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara.

Il giudice reggiano Gianluigi Morlini, uno dei togati del Csm che si sono autosospesi per la vicenda delle nomine, ha lasciato il gruppo di Unicost. La corrente presente nell’Anm, l’associazione nazionale magistrati, in una nota – prendendo atto della decisione dei quattro consiglieri autosospesi di tornare al Csm – ribadisce il «disagio» che «tale decisione crea nell’istituzione consiliare in termini di credibilità».

Nella nota firmata dal presidente Mariano Sciacca e dal segretario Enrico Infante, Unicost esprime «preoccupazione» per «l’aggravarsi della crisi di legittimazione della magistratura italiana».

E ricorda di aver «responsabilmente assunto sin dall’inizio una linea di condotta improntata al rigore e alla assoluta trasparenza; linea che ha trovato riscontro e riconoscimento nel deliberato del C.D.C. del 5 giugno 2019 e nei documenti approvati dalla assemblee sezionali dell'Anm», tutti per le dimissioni dei togati del Csm coinvolti.

«L’accertamento delle eventuali responsabilità spetta alle competenti Autorità disciplinari e, se del caso, giudiziarie», ma intanto «la credibilità e l’autorevolezza del Csm è giornalmente sottoposta a una tensione istituzionale mai prima vissuta». Compito di ogni magistrato è «salvaguardare il ruolo costituzionale del Csm e la sua autorevolezza, snodo fondamentale per la tutela dei valori costituzionali. Unità per la Costituzione sente oggi tutto il peso e la responsabilità del presidio di questi valori».

Lo scandalo scoppiato in questi giorni è legato al cosiddetto “caso Palamara”, dal pm Luca Palamara, ex presidente Anm ed ex componente del Csm, indagato a Perugia per corruzione nell’ambito di un’inchiesta finita sul tavolo dello stesso Csm: un’indagine che ha portato alla luce i veleni che animano un’ampia fetta della magistratura, spaccata fra correnti. —

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