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Salati sconfitto: «Potevamo fare meglio Le spese elettorali? Pagate di tasca mia»

Roberto Fontanili
Salati sconfitto: «Potevamo fare meglio Le spese elettorali? Pagate di tasca mia»

Il candidato del centrodestra: «Il consiglio una scocciatura? Nel senso che avrei preferito un ruolo esecutivo»

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«Stanotte ho dormito bene, come non mi capitava da tempo. Sono cinque mesi che non dormivo una notte intera. Se non altro con la mancata elezione a sindaco ci guadagno in qualità rispetto alla mia vita privata». Roberto Salati all’indomani della sconfitta al ballottaggio si dice soddisfatto del risultato ottenuto, anche se qualche rammarico resta per come è stata condotta la campagna elettorale, che oggi sottolinea, «avrebbe potuto essere più incisiva» e si dice dispiaciuto perché «non è stato compreso a fondo il suo concetto di correttezza e trasparenza e di far politica lontano dai giochi tradizionali». Da ultimo garantisce che resterà in consiglio comunale per rispetto degli elettori che l’hanno premiato con il loro voto.

È soddisfatto di come ha condotto la campagna elettorale?

«Sono molto contento di quello che sono riuscito e ho potuto fare con i mezzi a disposizione. Arrivare a questi risultati è una bella medaglia, ma con il senno del poi e conoscendo le dinamiche più politiche, mi rendo conto che si poteva fare molto di più. Anche dal punto di vista organizzativo avremmo potuto fare una campagna elettorale molto più incisiva e impegnativa».

Chi ha pagato la sua campagna elettorale?

«Non ho avuto contributi e ho pagato tutto di tasca mia. Non ho ancora i conti precisi, ma ho speso circa 15mila euro, compreso il ballottaggio».

Per arrivare in consiglio, che ha definito una “scocciatura”?

«Ho usato questo termine per sottolineare che come consigliere di minoranza non hai la possibilità di avere un ruolo esecutivo e attivo ma solo di controllo. Resterò in sala Tricolore nel rispetto di chi mi ha votato e il termine scocciatura era riferito al fatto di non poter dare quello che avrei voluto per Reggio. Devo limitarmi a fare opposizione perché in consiglio è molto difficile portare avanti i nostri progetti per la città».

Come ha vissuto questa esperienza?

«Per quel che mi riguarda l’ho vissuta come una missione filantropica a favore di Reggio. Sicuramente non ho bisogno di una poltrona o di andare a cercare lavoro nel pubblico. Anzi per guidare la città ci avrei rimesso molto dal punto di vista degli affetti familiari e sul piano professionale ed economico. Ringrazio i reggiani che mi hanno votato anche se non siamo riusciti ad arrivare al successo e prendo atto delle decisioni dei reggiani».

Come è nata la sua candidatura?

«I primi contatti e la proposta iniziale mi è stata fatta nel giugno dello scorso anno, poi abbiamo cominciato a ragionarci. Sul piano personale ritengo che fare un percorso da 0 a 100 in poco tempo e arrivare al ballottaggio sia un bel risultato che mi ha dato molta soddisfazione. Mi dispiace che non sia passato il mio concetto di correttezza e trasparenza e di voler fare il bene della città in maniera lontana dai giochi politici tradizionali. È stata una campagna civilissima almeno tra i candidati a sindaco. Qualche delusione l’ho avuta invece dalla parte avversa dove ho notato una mancanza di ironia da parte dei simpatizzanti e dei consiglieri». —



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