Mattia muore a diciannove anni dopo un calvario lungo 9 mesi
I primi sintomi sono emersi all’inizio dell’anno scolastico all’istituto Motti Poi le terapie e un trapianto grazie al midollo donato dal padre. Oggi il funerale
CADELBOSCO SOPRA. Aveva scoperto di essere ammalato all’inizio dell’anno scolastico appena terminato. La malattia ha avuto un decorso tanto rapido quanto devastante. E ora l’epilogo è di quelli che lasciano senza parole: la morte di un ragazzo di 19 anni, età in cui è normale sorridere alla vita totalmente aperta davanti a sé. Una vita che, in questo caso, è invece terminata portandosi via sogni e prospettive, e lasciando nei famigliari un dolore senza confini.
Lo sfortunato protagonista di questa storia tragica è Mattia Amidati, che avrebbe compiuto 20 anni il prossimo 6 agosto. Ha frequentato le scuole a Cadelbosco, il suo paese: l’asilo, le elementari, le medie. Poi le superiori a Reggio Emilia, al Motti.
Nel settembre scorso aveva iniziato l’ultimo anno prima dell’esame di maturità che i suoi compagni di scuola ora si accingono ad affontate. Proprio in quei giorni ha cominciato ad accusare i primi sintomi: si sentiva debole, faticava a stare in piedi. Da lì la necessità di sottoporsi agli esami medici. Dai quali è emersa la malattia per la quale, nei mesi successivi, ha affrontato pesanti cicli di cure ed anche un trapianto del midollo. È stato il padre Davide a donare il midollo per consentire l’intervento chirurgico. Ma anche quello non è stato sufficiente a fermare la malattia.
Sono subentrate complicazioni che lo hanno costretto al ricovero in Rianimazione per alcune settimane. Poi è tornato in reparto, al Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, alternando speranze e legittime aspettative di guarigione a momenti di grande difficoltà fisica e, conseguentemente, psicologica. Infine il decesso. Oltre al padre, Mattia lascia il fratello Thomas e la madre Simona Parlati con Mauro Gulmini. Oggi alle 14.30 il funerale a Cadelbosco. —
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