Reggio Emilia, altri guai per l'accoltellatore di via Roma: di nuovo arrestato
Sospesa la detenzione domiciliare che stava scontando per spaccio ora dovrà scontare il resto della pena in carcere
REGGIO EMILIA. Era già in detenzione domiciliare, dove stava scontando una pena per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio, con il permesso concessogli per andare a fare la spesa. Proprio durante uno di questi permessi, lo scorso 5 giugno, il 61enne Mahmood Akthar è accusato di aver accoltellato un connazionale finendo agli arresti domiciliari anche per questo fatto, ma inducendo l’Autorità Giudiziaria a ritenere che i benefici a lui concessi non fossero più idonei a garantire la regolare esecuzione della pena.
Per questo motivo, i Carabinieri della Stazione di Reggio Emilia Principale, ricevuto un provvedimento di sospensione provvisoria della detenzione domiciliare emesso dalla Procura della Repubblica presso la Corte d’Appello di Bologna, hanno rintracciato l’uomo a cui hanno notificato il provvedimento restrittivo.
Al termine delle formalità di rito, quindi, il pakistano è stato associato alla Casa Circondariale di Reggio Emilia a disposizione della competente autorità giudiziaria.
Sull'episodio il pm Laura Galli – titolare delle indagini – ha derubricato l’accusa da tentato omicidio a lesioni gravi e le condizioni del ferito (il pakistano 32enne Zohaib Safdar) sono decisamente migliorate (ha una prognosi di 15 giorni). I due pakistani arrestati (difesi nell’udienza di convalida dell’arresto dall’avvocato Rosanna Beifiori che ha anche sostituito il collega Alessandro Cristofori) hanno dato delle spiegazioni che sembrano collimare con i filmati in mano alla polizia. E il gip Luca Ramponi al termine dell’udienza di convalida dell’arresto aveva concesso gli arresti domiciliari per entrambi gli indagati.
Il 61enne Mahmood Akthar dice di aver colpito 3-4 volte in testa Safdar ma con una borsina della spesa. Poi entra in scena il 41enne Muhammad Tanvir che spiega di essere stato lui ad aver chiamato le forze dell’ordine appena ha visto Safdar che lo stava attendendo fuori dall’ortofrutta. Tanvir rimarca – in aula – che è perseguitato dal 32enne da quando hanno litigato perché Safdar (muratore ed ambulante) l’assilla con richieste di lavoro. E le coltellate? Il 41enne dice di aver raccolto a terra un pezzo di metallo e di aver colpito con quello il connazionale.
Quando la polizia è arrivata sul posto, Akhtar e Tanvir non erano fuggiti, ma attendevano dentro l’ortofrutta. Tutte le persone coinvolte in questa vicenda hanno un “curriculum” degno di nota, vittima compresa, perché Safdar era ricercato per l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla procura di Parma per i reati di rapina, estorsione e lesioni. Dimesso dall’ospedale, finirà in cella. Lunga la lista di precedenti penali anche per Akhtar e Tanvir, comunque in regola sul territorio nazionale.
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