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intervista al presidente della regione 

«Salvini, questa nostra Emilia va servita, non conquistata»

Stefano Scansani
«Salvini, questa nostra Emilia va servita, non conquistata»

Stefano Bonaccini si ricandida e già lancia il suo programma su equità e lavoro «Non farò certo alla Lega il favore di buttarla in caciara, come avviene a Roma» 

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Il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini (Pd) si ricandiderà per le regionali che potrebbero svolgersi alla fine di quest’anno oppure all’inizio del 2020. Lo abbiamo intervistato ieri, mentre presiedeva a Costanza, in Romania, il Consiglio Regioni e Province d’Europa.



Si ricandiderà alla presidenza della Regione Emilia-Romagna. Che cos’ha ricavato dall’analisi dei risultati dei ballottaggi: una speranza?

«Per mia cultura non ci si candida, ma si viene candidati. Come presidente in carica ho accordato la mia disponibilità al Pd e al centrosinistra, se si riterrà che capitalizzare il lavoro di questi anni possa essere utile e dare credibilità anche al lavoro enorme che ci aspetta per i prossimi 5 anni. I ballottaggi hanno confermato essenzialmente il voto del primo turno: in 8 città abbiamo vinto noi, in 4 la Lega, a Casalgrande una lista civica. Nel resto dei comuni inferiori ai 15.000 abitanti il Pd e il centrosinistra vincono nell’80% dei casi. Diciamo pure che sono numeri opposti a quelli del concomitante voto alle europee».

Può dire di voler ripartire dai risultati di Reggio Emilia?

«Luca Vecchi e la sua coalizione hanno ottenuto un bellissimo risultato, su cui ha fatto premio il lavoro di 5 anni e una campagna elettorale centrata sul futuro di questa città. Peraltro mi pare che il candidato della Lega si presentò dicendo che avrebbe vinto con certezza. Credo che risultati come questi siano una premessa essenziale per la sfida delle prossime elezioni regionali».

Certo che, però, la strizza del Pd a Reggio Emilia è stata tanta. Per la prima volta la città rosa (una volta era rossa) ha fatto esperienza del ballottaggio…

«A Modena era successo 5 anni fa mentre a Bologna perdemmo addirittura le comunali 20 anni fa. Il problema non è il ballottaggio in sé, ma come lo affronti e il risultato che ottieni. Ripeto, un’ottima campagna e un 63,3% che non lascia spazio a commenti».

Che cosa è andato e che cosa non è andato nella presa di Ferrara da parte della Lega e nella conferma della giunta Pd a Reggio Emilia?

«A Reggio Emilia ha sostanzialmente funzionato tutto: non perché non ci fossero anche problemi, ma perché la squadra ha saputo lavorare come collettivo e il sindaco ha saputo presentarsi come l’opzione migliore per il governo della città. Vecchi ha attraversato anche momenti difficilissimi in questi anni, ripenso solo ai veleni ignobili messi in circolazione per avvelenare l’aria e screditare la persona e la sua famiglia. Spero che questo risultato lo ripaghi anche sul piano personale perché, prima ancora che un bravo sindaco, Luca è proprio una brava persona che merita il rispetto di tutti. Su Ferrara bisognerà ragionare bene: quando si perde è evidente che diverse cose non hanno funzionato e non si può certo prendersela con gli elettori, o con l’avversario che ovviamente fa il suo mestiere. Non mi piacciono però i giudizi sommari: occorre un’analisi più profonda se vogliamo prendere sul serio la scelta degli elettori e trarne una lezione».

Dica tre cose per inanellare un mea culpa del Pd… avrà pure delle responsabilità.

«Guardi che è da mesi che il Pd fa molti mea culpa... Io inaugurerei la fase in cui, dopo le scuse, iniziano le scelte conseguenti. La più importante riguarda la questione sociale o, diciamola meglio, le famiglie normali che faticano ad arrivare a fine mese, che hanno redditi troppo bassi o un lavoro precario, che chiedono alla politica risposte concrete e sicurezze. Noi stiamo facendo cose importanti in Regione: da gennaio abbiamo abolito il superticket, abbiamo reso gratuito il bus per i pendolari che utilizzano il treno, abbiamo rafforzato il diritto allo studio per i ragazzi. E abbiamo scelto di irrobustire la rete di protezione sociale, tagliando le liste d’attesa per le visite in sanità e ora i tempi di permanenza nei pronto soccorso, garantendo per la non autosufficienza le stesse risorse che il Governo riserva all’intero Paese, assicurando tutte la parte regionale delle risorse per abbattere le barriere architettoniche nelle case. Ora stiamo preparando una forte misura di sostegno all’affitto e garantiremo le risorse per tutti i rinnovi contrattuali in sanità, nella cooperazione sociale e nel privato accreditato. Per me questo significa scavare in profondità nei problemi quotidiani delle persone, sostenere chi combatte ogni giorno per una vita normale, mettere i figli di una famiglia modesta nelle condizioni di accedere alle stesse opportunità di chi problemi non ha. Ha un nome antico questa politica, si chiama equità, uguaglianza».

Ha già obiettivi e strategie per le regionali (quando: fine anno o primi mesi del 2020)?

«Del sostegno alla locazione ho detto: vogliamo sostenere quelle famiglie che, pur non essendo in povertà, partono ogni mese con oltre un terzo in meno del proprio reddito per pagare l’affitto. In cima alle priorità resterà il lavoro: con il Patto per il Lavoro siglato con tutte le rappresentanze nel 2015 abbiamo fatto un grande investimento, che ha finito per mobilitare quasi 20 miliardi di euro e oggi il tasso di disoccupazione in Emilia-Romagna è sceso sotto il 6%, in provincia di Reggio addirittura sotto il 5%. Ora però c’è un tema altrettanto importante: la qualità del lavoro, i sui diritti, il reddito che produce. Abbiamo troppa precarietà, troppa sotto-occupazione, condizioni talvolta insostenibili nei servizi. ».

E adesso parli degli emiliano-romagnoli, perché sono loro che votano e voteranno. Sono cambiati, come sono cambiati?

«Tutti cambiamo, per fortuna. Ci mancherebbe solo che la Regione oggi più dinamica del Paese avesse gli stessi cittadini di ieri. Al fondo però è rimasta l’idea che dalle istituzioni ci si aspetta molto, direi moltissimo: agli emiliano-romagnoli non interessa paragonarsi alle altre regioni, vogliono capire se ogni giorno che passa si migliora o si peggiora. Generalmente sanno che qui si vive meglio che altrove, ma non è mai un traguardo».

Nella sfida regionale che cosa direbbe subito, in due e due quattro, a Salvini?

«So bene che sarà un sfida aperta e davvero contendibile. Ma credo anche che non basteranno le felpe o i selfie per vincere in Emilia-Romagna. Per vincere qui serve una classe dirigente credibile, bisogna conoscere il territorio, avere un programma migliore, bisogna amare questa terra. E non farò certo alla Lega il favore di buttarla in caciara come avviene a Roma: l’Emilia-Romagna non è una casella da occupare ma una grande regione da governare. Dicono che la “prenderanno” e già qui sta un errore madornale: la nostra terra va servita, non conquistata. Anche perché appartiene a tutti non solo a chi vince». —

Stefano Scansani

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