Partita l’azione disciplinare Morlini si dimette dal Csm
Il gruppo Magistratura indipendente blinda invece le altre 3 toghe autosospese La Finanza deposita nuove intercettazioni ambientali: altri consiglieri nel mirino
Si acuisce la crisi che da due settimane sta facendo tremare il Consiglio superiore della magistratura (Csm), perché ieri il magistrato reggiano 50enne Pierluigi Morlini è andato oltre al passo dell’autosospensione da consigliere compiuto il 5 giugno: si è infatti dimesso, dopo che il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio ha avviato l’azione disciplinare per i quattro togati autosospesi (fra cui, appunto, il giudice di Reggio Emilia) dopo lo scandalo nomine. Morlini lascia il Csm ma rivendica la correttezza del proprio operato. Sono «del tutto estraneo alle diverse questioni delle quali si è parlato sui media», «so però di avere compiuto un errore dovuto a leggerezza», scrive al vice presidente David Ermini – la lettera integrale è pubblicata a fianco – spiegando di fare un passo indietro «per senso di responsabilità istituzionale». Lascia solo la Sezione disciplinare invece un altro dei togati autosospesi – cioè Paolo Criscuoli – che con i colleghi di Magistratura indipendente (Mi) Antonio Lepre e Corrado Cartoni resiste al pressing per le dimissioni. Oggi ci sarà il plenum straordinario per sostituire lui e Morlini nel «tribunale delle toghe». Magistratura indipendente ha blindato i suoi tre consiglieri respingendo la richiesta di dimissioni avanzata dall’Associazione nazionale magistrati (Anm), mentre Morlini lunedì aveva abbandonato il gruppo di Unicost (cioè la corrente centrista delle toghe) e due giorni prima era stato sostituito come presidente della Quinta Commissione che si occupa delle nomine ai vertici degli uffici giudiziari. Intanto la tempesta a Palazzo dei Marescialli continua a non placarsi, perché ci sarebbero anche altri consiglieri del Csm coinvolti nella vicenda degli incontri tra politici e magistrati sui futuri assetti delle procure.
Le loro voci sarebbero finite nelle intercettazioni captate grazie al trojan inserito nel cellulare di Luca Palamara, l’ex presidente dell’Anm, indagato dalla procura di Perugia per corruzione. Altri togati “risucchiati” che emergerebbero dalle trascrizioni integrali delle intercettazioni ambientali effettuate dal Gico della Finanza e depositate alla procura di Perugia. Intercettazioni che non riguardano solo una settimana di maggio, ma una ventina di giorni di ascolti captati.
Infine ieri il Quirinale ha sottolineato come il presidente Sergio Mattarella non abbia mai parlato con nessuno di nomine di magistrati nè è mai intervenuto per esse. E gli unici suoi interventi sono stati di carattere generale, per richiamare il rispetto rigoroso dei criteri e delle regole preposte alle funzioni del Csm. —
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