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Il pentito Liperoti conferma la ricostruzione dei due delitti

Il pentito Liperoti conferma la ricostruzione dei due delitti

in assise il nipote di grande aracri e gli “affari di famiglia” 

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REGGIO EMILIA. Si prosegue nel solco delle deposizioni dei collaboratori di giustizia con l’ennesima “tappa” – ieri in Corte d’assise – del processo che ha al centro due omicidi in odore di mafia di 27 anni fa e che decretarono la morte di Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggiero.

È ben camuffato in testa il 39enne Giuseppe Liperoti, per non farsi riconoscere: sta infatti rischiando grosso perché nel sito protetto dove si trova con la compagna e i figli ha ricevuto una lettera minatoria e in precedenza è stata incendiata la sua casa a Cutro.

Collegato in videoconferenza con l’aula, è stato interrogato dal pm Beatrice Ronchi e controinterrogato dai difensori.

Liperoti è il genero di Antonio Grande Aracri, fratello di Nicolino.

Ha sposato una nipote del boss (divenuto per lui, quindi, uno zio acquisito) e secondo il pentito Angelo Salvatore Cortese sarebbe implicato in almeno due omicidi.

I suoi “battesimi” da ’ndranghetista sarebbero avvenuti tutti in carcere: prima lo sgarro, poi picciotto e camorra. Dal 2017 si è deciso a collaborare con la giustizia.

Ha abitato a lungo a Brescello, fa risalire l’inizio della sua manovalanza delinquenziale («Incendi, furti») al 1996-98 (« Ero al servizio della cosca Grande Aracri») ma ha ricordi anche del clima che si respirava nel 1992.

Sull’omicidio di Vasapollo a Reggio Emilia ricorda il coinvolgimento di Nicolino Sarcone, facendo riferimento alle lamentele espresse da quest’ultimo quando lavoravano insieme a Cella all’ampliamento di una casa. «Ne ho fatte tante per tuo zio» gli avrebbe detto Sarcone , lamentandosi con Liperoti perché reclamava un ruolo più importante all’interno del clan per tutti i servigi resi.

E uno dei contributi a cui Sarcone alludeva era l’omicidio di “Balla”, nomignolo di Nicola Vasapollo che faceva riferimento al soprannome con cui era conosciuta la famiglia a Cutro.

«Ma di quel delitto – aggiunge il pentito – ne ho sentito parlare in carcere anche da Domenico Lazzarini che mi aveva pure confermato l’aiuto dato da Nicolino Sarcone in diverse faccende». Liperoti non entra poi nella dinamica legata all’omicidio di Giuseppe Ruggiero, ma abitando a Brescello ne aveva sentito parlare più volte.

«La morte di Ruggiero – entra nel merito il teste – è legata al fatto che aveva partecipato all’omicidio di Paolino Lagrotteria che a sua volta era stato riconosciuto come partecipante quando fu ucciso Rosario Ruggiero detto “Tre dita” . Lagrotteria era un uomo dei Ciampà e Nicolino Grande Aracri si era impegnato lui a vendicare quella morte». —

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