M5s: «Inquirenti facilitati dalla legge Spazzacorrotti»
I parlamentari reggiani e i consiglieri comunali grillini attaccano duramente «il potere Delrio-Vecchi» e chiedono chiarimento su Asp
reggio emilia. «Grazie legge Spazzacorrotti. Intanto su Asp, ora con un suo vertice sotto inchiesta, da Vecchi nessuna risposta». Esordiscono così, nel commentare l’indagine che ha travolto il Comune di Reggio Emilia, i parlamentari e i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle. «Leggiamo che l’indagine in atto è stata facilitata anche dall’utilizzo di un trojan inserito dagli inquirenti nel telefonino dello storico dirigente del servizio legale del Comune di Reggio, l’avvocato Santo Gnoni – scrivono i consiglieri Rossella Ognibene, Fabrizio Aguzzoli, Gianni Bertucci, Paola Soragni, la vicepresidente della Camera maria Edera Spadoni e la parlamentare europea Sabrina Pignedoli – il pieno utilizzo di questo strumento investigativo per i reati contro la pubblica amministrazione è stato permesso grazie alla legge Spazzacorrotti, a prima firma del ministro del Movimento Alfonso Bonafede».
L’indagine, proseguono i grillini, «sta facendo luce su un intero sistema che ha trovato spazio di azione quando era al potere Delrio la cui continuità è rappresentata da Vecchi. Al di là degli aspetti giudiziari, ad essere al centro della bufera sono coloro che si ricordano come i fedelissimi di Graziano Delrio, oggi capogruppo Pd alla Camera, con continuità di incarichi sotto il mandato del sindaco Vecchi».
Per quanto riguarda invece la nomina di Maria Teresa Guarnieri, ex assessore delle giunte Ubaldi di Parma ed ex consigliere comunale di Parma, «era già stata al centro di polemiche per un precedente incarico contestato all’Asp di Fidenza, incarico al quale poi rinunciò nel novembre 2015». Sotto indagine della guardia di finanza e della procura, proseguono i grillini, «è finita anche Asp. Va ricordato che era il 27 gennaio del 2018 quando l’allora capogruppo del Movimento Alessandra Guatteri presentava un’interrogazione a questo proposito, nella quale chiedeva come mai l’assemblea dei soci non avesse proceduto con la nomina del consigliere di amministrazione in sostituzione di Daiela Casi, che si è dimessa il 4 febbraio 2017. Tanto più che lo statuto di Asp prevede che l'atto di surroga venga fatto entro 30 giorni». Più volte anche in consiglio comunale, attaccano ancora i pentastellati, «era stato fatto notare che dal febbraio 2017 il cda di Asp era costituito da due membri, uno con la carica di presidente e uno di vicepresidente. In virtù dell’articolo 28 dello statuto aziendale sulla validità e sullo svolgimento delle sedute, che prevede che il Consiglio deliberi a maggioranza assoluta dei votanti, prevalendo in caso di parità il voto del presidente, l’intera governance è di fatto nelle mani di una persona sola».
Vecchi, concludono, «non si è mai degnato di rispondere a questa interrogazione che ripresenteremo alla riapertura del consiglio comunale sotto forma d’interpellanza. Basta silenzi». —
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