Morlini torna al lavoro di giudice civile a Reggio
Dopo le dimissioni, il plenum del Csm rimette la toga nelle originarie funzioni. Il pg: «Non casuale la riunione con i politici»
REGGIO EMILIA. Ora lascia Roma e torna al suo lavoro di giudice civile nel nostro palazzo di giustizia. . Il plenum del Csm ha preso infatti atto – ieri – delle dimissioni del consigliere Gianluigi Morlini e lo ha assegnato al tribunale di Reggio Emilia con funzioni di giudice, lo stesso ruolo che ricopriva prima di approdare a Palazzo dei marescialli. Morlini si è dimesso mercoledì dopo la notizia di un procedimento disciplinare a suo carico e degli altri tre togati che, come lui, si erano autosospesi per la vicenda degli incontri tra politici e magistrati sui futuri assetti delle procure. Parallelamente il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha firmato la richiesta di procedura disciplinare nei confronti dei consiglieri del Csm già autosospesi Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli, oltre che nei confronti di Luigi Spina, Antonio Lepre (che si è dimesso ieri) e il reggiano Morlini, già dimessisi da consiglieri. «Il Guardasigilli, condividendo a pieno il provvedimento del pg di Cassazione – si legge in una nota – ha avanzato ulteriori contestazioni». Il ministro Bonafede più tardi spiega: «Il ministero ha valutato che poteva esserci una fattispecie in più di contestazione che è relativa alla scorrettezza. La situazione è grave». Il Pg della Cassazione – Riccardo Fuzio – nell'atto di incolpazione con cui ha avviato l'azione disciplinare nei confronti dei 5 togati del Csm (3 dimessi) scrive che non c’è nessuna «casualità» nella riunione del 9 maggio scorso tra politici e magistrati sulla nomina del procuratore di Roma. Non solo: appare di «cristallina evidenza» «la preventiva e sicura consapevolezza» da parte di «tutti i consiglieri presenti, della presenza di Luca Lotti, oltre che di Luca Palamara e Cosimo Maria Ferri che ne erano i promotori». E sempre il pg Fuzio rimarca che c'era una vera «strategia di danneggiamento» di uno dei candidati alla carica di procuratore di Roma, il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo, che venne prefigurata nella riunione “incriminata” del 9 maggio scorso. Mentre si lavorava per «l'enfatizzazione» del profilo professionale del Pg di Firenze Marcello Viola, il candidato voluto dai politici e che è stato poi il più votato dalla Commissione per gli incarichi direttivi nella seduta del 23 maggio scorso. Anche il consigliere che poi l'avrebbe sostenuto in Commissione, Gianluigi Morlini, prefigurando come sarebbe andato il voto in Commissione, spiega quali sarebbero state le prossime mosse: «Noi contattiamo Creazzo e gli diciamo...Peppe guarda che qui noi ti possiamo votare. Ci sono cinque voti nostri e magari un laico. Ma tu qua perdi, che fai?». —
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