Gazzetta di Reggio

Reggio

l’udienza preliminare 

In sei a processo per le auto di lusso prima rubate e poi “taroccate”

Riciclaggio: rinvio a giudizio per 5 campani e una straniera Secondo la Polstrada gli illeciti sull’asse Campania-Reggio

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REGGIO EMILIA. In sei rinviati a giudizio con l’accusa di riciclaggio di auto di lusso, mentre il casertano 47enne Gennaro Iannone – giudicato con rito abbreviato – è stato assolto, quindi ritenuto estraneo alla vicenda.

L’UDIENZA PRELIMINARE

È questo l’esito dell’udienza preliminare tenutasi ieri davanti al gup Luca Ramponi che ha poi rimandato ad un processo ordinario la posizione di Claudio Citro (salernitano 35enne residente a Reggio Emilia) e Francesco D’Andrea (avellinese 44enne che vive a Bibbiano) – entrambi difesi dall’avvocato Federico De Belvis – ma anche di Salvatore Solano (napoletano 45enne residente a Reggio Emilia), Malika Alkaf (marocchina 33enne che vive in città), Raffaele Fortino di 58 anni residente a Nocera Superiore (Salerno) e Maurizio Pariando di 45 anni che risiede ad Afragola (Napoli). Solano e Alkaf sono assistiti dall’avvocato Carmine Migale. Sempre il gup Ramponi ha ritenuto non provato il riciclaggio di una Maserati e un’Audi Q5 (macchine costose rubate nell’estate 2012), da qui il «non luogo a procedere» per tutti e sette gli imputati su questi due specifici capi d’imputazione.

In attesa del processo – che scatterà il 5 febbraio 2020 – i sei finiti nei guai rimandano al mittente le accuse, ritenendo per nulla provata la ricostruzione degli inquirenti, in larga parte basata sulle intercettazioni telefoniche.

LE INTERCETTAZIONI

Come anticipato dalla Gazzetta, stiamo parlando di un’indagine della polizia stradale di Parma – coordinata dal pm Giacomo Forte – che affonda le radici nell’estate di sette anni fa, collocata dagli inquirenti sull’asse Campania-Reggio Emilia, con la nostra città come punto-chiave. La pista investigativa si sarebbe pian piano aperta intercettando le telefonate di uno degli imputati, il che avrebbe poi permesso di capire contatti e finalità di tutte quelle conversazioni tutt’altro che esplicite. E per chi ha indagato, si sarebbe di fronte a gente esperta nel “taroccare” macchine di pregio, rubate nella nostra regione e non solo (furti regolarmente denunciati dai legittimi proprietari delle auto che avevano subìto un danno non indifferente, visto il valore di mercato dei mezzi in questione). U na volta sottratte, le macchine finivano per non essere più identificabili, con una serie di stratagemmi: punzonato il telaio con dati non riferibili all’auto ricercata, contraffatti a seconda dei casi la carta di circolazione, la targa, la polizza rc auto o la fattura.

E tutto ciò dove avveniva? Perché da qualche parte quelle macchine vistose dovevano essere nascoste, per poi intervenirci lontani da occhi indiscreti. Un capannone o una vera e propria officina? —

T.S.

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