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Reggio brilla per l’occupazione «Ma servono nuove politiche»

Domani sera in viale Allegri un convegno sul lavoro tema per il quale l’associazione degli artigiani reggiani chiede fondi per la formazione

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REGGIO EMILIA. Qual è il lavoro che serve? Domani sera a Reggio alle 20.30 nell’aula magna di Unimore (in viale Allegri) ne parleranno insieme Marco Bentivogli, segretario Fim Cisl, Michele Tiraboschi, l’allievo di Marco Biagi e coordinatore scientifico di Adapt e l’esperta del settore Annalisa Magone. «Bisogna riportare il lavoro al centro del dibattito, lasciando da parte polemiche squisitamente politiche che portano fuori strada» avverte il segretario generale Lapam Confartigianato Carlo Alberto Rossi. «Chi non innova perde occupazione, chi innova può crearne. Per sostenere questa sfida dobbiamo far leva su più punti, uno di questi è quello delle relazioni sindacali e dall’implementazione della contrattazione territoriale per costruire percorsi di crescita rivolti ad imprese e lavoratori che credono ed investono in formazione e tecnologia. E poi occorre un taglio, vero e non solo annunciato, al cuneo fiscale».

Reggio Emilia però si distingue con performance sopra la media. «Dobbiamo dire la verità, non siamo messi male a Reggio» dice il segretario. L’occupazione infatti è in crescita, il tasso di occupazione è al 53,3% (un punto in più della media regionale) e aumentano le donne che lavorano (oggi sono 104.900, +5,4% in più rispetto al 2008 pre crisi), mentre gli uomini che lavorano sono 135.900 ancora sotto del 4% rispetto al massimo del 2008. I lavoratori dipendenti crescono (187.600, +6,1% sul 2008), mentre calano gli indipendenti (53.200, -17,3% sul 2008). Il tasso di disoccupazione giovanile resta più alto, sfiora la doppia cifra (9,9%), «ma anche qui il dato è molto inferiore rispetto a quello nazionale. In generale in regione, grazie a un mix di politiche pubbliche efficaci e all’affermazione di una solida classe imprenditoriale, abbiamo affrontato meglio di altri le difficoltà imposte dalla crisi economica e dalla trasformazione tecnologica in atto».

Per Rossi, però, andrebbe ripensato il modello di relazioni industriali a cui siamo abituati. «A mancare è una visione d’insieme che tenga conto della trasformazione in atto nelle filiere produttive, alle prese con la quarta rivoluzione industriale. A questo proposito il centro studi Adapt, ospite con il professor Michele Tiraboschi all’evento Lapam, propone un ripensamento complessivo dei sistemi di welfare e di relazioni tra imprese e lavoratori». Proprio per questo «è controproducente la scelta operata dall’attuale governo di dimezzare ore e fondi alla formazione in impresa così come previsto dalla cosiddetta Alternanza scuola lavoro». —

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