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Appalti, spunta un broker polizze comunali nel mirino

Tiziano Soresina
Appalti, spunta un broker polizze comunali nel mirino

Raggiunto giovedì da un decreto di perquisizione anche il 55enne Luigi Severi Con Santo Gnoni e Roberto Montagnani è accusato di turbata libertà di incanti

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C’è anche un assicuratore reggiano – cioè il 55enne Luigi Severi – fra i 15 indagati che giovedì scorso hanno subìto una perquisizione da parte della Guardia di finanza nel contesto della clamorosa inchiesta sulle presunte irregolarità in appalti e nomine del Comune.

Nello specifico all’assicuratore – come ai dirigenti comunali Santo Gnoni (Servizio Legale) e Roberto Montagnani ( Servizio Appalti) – viene contestato il reato di turbata libertà degli incanti. E quest’accusa si riferisce – secondo i pm Valentina Salvi e Giulia Stignani – a due vicende che vanno dal luglio 2012 all’ottobre 2013 (nel primo caso), ma anche in epoca anteriore e prossima al dicembre 2016 (nel secondo caso). Ma di cosa si tratta? Per gli inquirenti per due volte «venne turbato con mezzi fraudolenti – si legge nel decreto di perquisizione – il procedimento amministrativo relativo alle proroghe del servizio consulenza e brokeraggio assicurativo a favore del Comune di Reggio Emilia».

Intanto ieri sono proseguiti i depositi delle istanze di riesame per impugnare davanti al nostro tribunale – ovvero davanti a una Corte composta da tre giudici – i decreti di perquisizione emessi giovedì scorso a carico dei 15 indagati. Sotto sequestro sono finiti pc, cellulari, materiale cartaceo e informatico degli indagati, ora pronti a una battaglia legale per ottenere il dissequestro. Una partita a scacchi tra accusa e difesa, con lo scopo dei difensori soprattutto di far scoprire ulteriormente le carte dell’inchiesta, secondo quanto previsto dall’articolo 324 del codice di procedura penale. Negli avvisi di garanzia notificati giovedì scorso, infatti, è stato contestato a ciascun indagato il reato di turbata libertà degli incanti, a fronte di un ventaglio di ipotesi di reato che – secondo la nota stampa inviata dalla Finanza il giorno del blitz – che contemplano anche falsità ideologica del pubblico ufficiale, rivelazione di segreto d’ufficio, abuso d’ufficio e corruzione.

Ed è su queste ipotesi di reato che ora gli avvocati difensori degli indagati vogliono cominciare a far luce, in modo da mettere a punto le ulteriori contromosse difensive. È quanto previsto dallo stesso articolo 324 del codice di procedura penale che, concentrandosi sui motivi all’origine dell’istanza di dissequestro, nell’intenzione dei legali potrebbe portare allo svelamento di ulteriori carte dell’inchiesta, qualora non secretate: «Con la richiesta di riesame possono essere enunciati anche i motivi – si legge nel comma 4 – Chi ha proposto la richiesta ha, inoltre, facoltà di enunciare nuovi motivi davanti al giudice del riesame, facendone dare atto a verbale prima dell’inizio della discussione». Sempre nell’articolo 324, ricevuto il ricorso, si legge infatti che «la cancelleria dà immediato avviso all’autorità giudiziaria procedente che, entro il giorno successivo, trasmette al tribunale gli atti su cui si fonda il provvedimento oggetto del riesame». —



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