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Sant’ilario, il processo 

In due alla sbarra per il furto di un tir e del carico di tonno

T.S.
In due alla sbarra per il furto di un tir e del carico di tonno

Per l’accusa la partita di scatolette da 146mila euro venne trafugata in una sosta Falsa la denuncia presentata ai carabinieri, il camionista ha già patteggiato

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SANT’ILARIO. Sono accuse pesanti quelle riferite al casertano 39enne Michele Mastropietro (difeso dall’avvocato Costantino Diana) e al 49enne Sandro Laratta (di Castellarano, assistito dal legale modenese Marco Ferretti).

Sono infatti sotto processo – in tribunale a Reggio Emilia – per furto aggravato e simulazione di reato, relativamente ad una vicenda che i carabinieri collocano nel 2 marzo di sette anni fa.

IL CARICO

Secondo gli inquirenti, il rimorchio di un tir venne – in un deposito di Parma – riempito di una cospicua partita di scatolette di tonno (per un valore complessivo di oltre 146mila euro), ma il camionista – fermatosi a cenare in un ristorante di Anzola (Bologna) – all’uscita dal locale non trovò più nel parcheggio nè il tir e nemmeno quanto trasportava, da qui la denuncia presentata nella locale stazione dell’Arma.

Ma dietro a questa storia vi sarebbe una sosta del tir – che non figura in denuncia – e che sarebbe avvenuta a Sant’Ilario. Un furto pianificato che causò un danno non indifferente all’azienda proprietaria della merce.

Il camionista non è alla sbarra in questo processo, perché ha già patteggiato.

E per chi ha svolto quest’indagine, Laratta e Mastropietro offrirono duemila euro proprio al camionista per inscenare il furto.

E che la merce venne trafugata a Sant’Ilario ne è più che convinto l’allora comandante dei carabinieri Ernesto Zeoli che ieri ha testimoniato in aula.

ANOMALIA NEL TRAGITTO

Dello stesso parere il responsabile-sicurezza dell’azienda proprietaria del rimorchio in cui erano contenute tutte le scatolette di tonno.

Durante la deposizione ha parlato di anomalie riscontrate quel giorno nel tracciato del trasporto (sul mezzo era collocato un gps ), cioè una sosta non giustificabile per un viaggio da Parma sino ad Anzola.

Nella sala di controllo, l’azienda tiene d’occhio ben 400 viaggi al giorno e basta l’apertura di uno sportellone – ha spiegato il teste – per tracciare l’anomalia.

Il prossimo 9 luglio arriverà la sentenza da parte del giudice Chiara Alberti. —

T.S.

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