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Il processo di ancona 

«Minacce? No, don Ercole voleva avvertire la Beretti»

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ANCONA. Chiusa ieri pomeriggio in tribunale ad Ancona – competente nel caso di coinvolgimento di magistrati reggiani – la parte dedicata alle testimonianze, nella prossima udienza (il 3 dicembre) potrebbe arrivare l’attesa sentenza.

Stiamo parlando del processo nei confronti di don Ercole Artoni (il prete 88enne è difeso dai legali Alessandro Nizzoli e Francesca Corsi) e del maxi evasore Aldo Ruffini (il 75enne è tutelato dai legali Nino Ruffini di Reggio e Dario Bolognesi di Ferrara), accusati tra il gennaio 2017 e il giugno 2018 di aver stretto in una morsa di minacce Cristina Beretti, cioè la presidente del tribunale di Reggio Emilia.

Nell’udienza di ieri ha deposto don Fortunato Monelli, amico di famiglia della Beretti, ma soprattutto presente nel maggio-giugno 2017 all’incontro in ufficio fra la presidente Beretti e don Artoni. Quest’ultimo venne presentato al numero uno del tribunale proprio da don Fortunato che ieri ha ricordato quell’incontro come breve e cordiale. Il sacerdote colloca in quel contesto la frase di don Artoni sui detenuti di Aemilia in carcere che gli avevano detto di dire alla Beretti di «stare molta attenta e soprattutto di stare lontana dalle finestre dell’ufficio...». Per gli inquirenti una vera e propria minaccia, ma don Fortunato rimarca, in aula, di aver percepito quella frase come un avvertimento, per mettere sul chi va là il magistrato, una sorta di aiuto.

Il prete ha poi aggiunto che don Ercole voleva parlare alla presidente della sua comunità, illustrandone le finalità al magistrato che non l’aveva mai visitata. Già depositate – dal perito – anche le trascrizioni delle intercettazioni fatte durante le indagini e che illustrano i rapporti fra i due imputati. —

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