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il processo di appello 

Valerio non verrà sentito sugli spari a Vito Lombardo

Valerio non verrà sentito sugli spari a Vito Lombardo

Saranno però utilizzabili nella requisitoria del pg e nelle arringhe dei legali i verbali degli interrogatori sulla vicenda resi dal pentito 

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REGGIO EMILIA. Il pentito Antonio Valerio non sarà sentito in Appello a Bologna, ma ora entrano nel processo diversi verbali che il collaboratore di giustizia ha riempito davanti ai magistrati della Dda di Bologna, oltre alle deposizioni che ha reso nel rpocedimento – in corso in Assise a Reggio Emilia – su due omicidi del 1992 in odore di ’ndrangheta.

Una svolta netta, decisa ieri mattina dalla terza sezione penale della Corte di appello di Bologna nell’ambito del processo di secondo grado sul tentato omicidio (il 23 novembre 2010) dell’imprenditore edile 74enne Vito Lombardo, di cui è accusato il 70enne Gino Renato (condannato in primo grado a 12 anni e 2 mesi). Atti che sono stati depositati il 31 maggio dal sostituto procuratore generale Valter Giovannini che, in aula, ha però espresso l’intenzione di non sentire più il pentito Valerio, ma di volerne utilizzare gli interrogatori ai fini della decisione. La difesa – cioè gli avvocati Noris Bucchi e Luigi Colacino – si è associata alla richiesta, mentre l’avvocato di parte civile Francesco Antonio Maisano (tutela la famiglia Lombardo) si è rimesso a giustizia. Dalla camera di consiglio la Corte ne è poi uscita con la revoca della deposizione di Valerio, permettendo però l’utilizzabilità degli interrogatori resi dal collaboratore di giustizia nell’ambito della discussione finale che avverrà il 31 ottobre. Nella requisitoria e nelle arringhe vedremo che contributo daranno le parole del pentito. Come ha inquadrato gli spari a Vito Lombardo e la figura di Renato Gino? Rileva un contesto di ’ndrangheta o dà tutt’altra spiegazione a questa vicenda? Valerio parla per sentito dire o ha avuto delle fonti riscontrate? Agli atti c’è già la perizia psichiatrica voluta dal collegio giudicante e svolta sulla vittima per accertarne la lucidità quando diede ai carabinieri – in ospedale – la sua versione dell’accaduto, facendo il nome dell’imputato come colui che gli aveva sparato. Nel fascicolo anche le osservazioni, sul punto, dei consulenti di parte. —

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