La sfida dei medici e dei giornalisti nel raccontare il cancro ai pazienti
Le regole comuni per informare i malati e i loro familiari All’incontro anche il direttore generale Ausl Fausto Nicolini
REGGIO EMILIA. Il grande male che spaventa e che spesso non si osa neppure dire. E che, allo stesso tempo, è necessario affrontare con chiarezza e lucidità. Si è parlato di malattie oncologiche e modalità con cui comunicarle, in ambito medico come giornalistico, nel convegno andato in scena alla sala conferenze Credem in via Emilia San Pietro. Un momento formativo di spessore sia per medici sia per professionisti della comunicazione, promosso dalla reggiana Alessandra Ferretti, giornalista di Sanità 24 Il Sole 24 Ore, e Carmine Pinto, direttore della struttura complessa di Oncologia dell’Irccs Santa Maria Nuova. L’obiettivo è trasformare questo evento in un appuntamento fisso, utile per continuare a riflettere sul rapporto fra informazione e medicina in un’epoca in cui è sin troppo semplice trovare informazioni – spesso non veritiere – su malattie, terapie, ricerche e cure.
L’ORIZZONTE
Il presidente regionale dell’ordine dei giornalisti, Giovanni Rossi, ha annunciato che il suo ordine e quello dei medici sta ragionando sulla possibilità di riconoscimento reciproco dei crediti negli eventi organizzato insieme, allargando progressivamente il discorso anche agli ordini degli avvocati e dei commercialisti. Nella lunga cavalcata di riflessioni si sono alternati medici, comunicatori, giornalisti e dirigenti della sanità. Il tema, davvero sensibile, era capire cosa e quando comunicare dettagli su un argomento così delicato e impattante sulle vite dei pazienti e dei loro cari. Allo stesso tempo, si è ragionato su come fornire ai professionisti sanitari una “cassetta degli attrezzi” per capire come rapportarsi con il mondo dell’informazione. L’obiettivo è ambizioso: stabilire regole comuni che permettano di rispettare le persone e di avvicinarsi il più possibile alla verità. Imprese già di loro complesso, rese ancora più ispide dalla presenza di concetti come cancro, tumore, oncologia. Il cancro è la «piaga della nostra epoca», per molti versi, anche se esiste da sempre. È una malattia che inevitabilmente fa molta paura e in cui esiste l’esigenza di normalizzare e riuscire a inquadrare sia il problema sia il percorso terapeutico in una strada gestibile e comprensibile.
LE CONCLUSIONI
Decisamente utili, in questo senso, le discussioni conclusive affidate alla Ferretti, al direttore dell’Ausl Fausto Nicolini, al giornalista Alessandro Malpelo e a Giuseppe Procopio, responsabile Oncologia Medica genitourinaria dell’Istituto Tumori di Milano. Un dibattito supportato da dati peculiari. Da una ricerca, i pazienti, in media, ricevono risposte per loro più comprensibili da farmacisti, infermieri, medici “condotti” e per ultimo dagli specialisti ospedalieri. «Dobbiamo cambiare l’approccio alla comunicazione, al modo in cui ci rapportiamo al paziente. Un tema è quello dei secondi pareri, che spesso vengono richiesti nei casi oncologici. Per molti diversi è inevitabile, dobbiamo iniziare ad accettare che rientri nella normalità, e forse vuol dire che la prima comunicazione ricevuta non è stata chiara», sottolinea Nicolini. Il direttore reggiano ha ricordato come la percezione cambi ogni cosa, parlando di test per dirigenti in cui emerge che solo il tipo diverso di grafico (dalla “torta” alle colonne) è in grado di portare a scelte diverse. E alla fine, la priorità rimane il rispetto dell’uomo. «Dopo la morte di mia sorella, mi sono imposto di leggere “Ultimo giro di giostra di Terzani”. C’è una riflessione importante. Le varie medicine “alternative” non guariscono più della medicina, ma trattano la persona nella sua interessa. La scienza si è evoluta e specializzata, parliamo di cellule, di organi, non l’uomo nella sua compiutezza», ha raccontato sempre Nicolini. —
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