Gazzetta di Reggio

Reggio

il classico 

La sorpresa nella busta con Tacito e Plutarco

Rebecca Poluzzi

All’Ariosto Spallanzani con i dizionari per le traduzioni C’è chi avrebbe preferito versioni di Cicerone o Seneca

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REGGIO EMILIA. Finalmente i maturandi reggiani possono dire di aver superato la più grande paura: la seconda prova. Al debutto della doppia materia nel secondo scritto, ieri mattina gli studenti hanno affrontato il test caratterizzante per indirizzo di studio, confrontandosi allo Scientifico con fisica e matematica, mentre al Classico con la traduzione in latino, il confronto con un testo in lingua greca e la risposta a tre domande su entrambi i brani che ne valutano comprensione e interpretazione. E proprio i ragazzi di quinta del Liceo Classico Ariosto Spallanzani si sono trovati a fare i conti con la versione di Tacito, il testo di Plutarco e le domande di storiografia provenienti dal Ministero.

Nel piazzale davanti alla scuola vige la quiete più assoluta, la calura estiva impone tutte le finestre aperte ma non una voce rompe il silenzio, i ragazzi sono completamente immersi nella prova e solo intorno alla quarta ora di lavoro i primi a terminare prendono coraggio e decidono di consegnare. Tra le prime a varcare l’uscita ci sono Lucrezia Carretti di 5°B e Valentina Mariani 5°C, abbracciate ai pesanti dizionari di greco e latino ma ora molto più alleggerite, che raccontano: «Nessuno si aspettava Tacito, era già uscito durante la simulazione quindi che potesse essere riproposto era veramente improbabile. Il testo di per sé non era difficile da tradurre, quanto la grossa difficoltà è stato comprenderlo in alcuni passaggi, sicuramente la versione leggermente più corta del normale e la presenza del testo in greco hanno aiutato». Dopo una decina di minuti, a respirare aria di libertà è Filippo Ghirardini, il primo tra i maturandi della scuola a scoprire della traccia: «Sono andato a supervisionare l’arrivo del plico ministeriale e quando ho visto che c’erano Tacito e Plutarco mi sono cadute le braccia, perché era il peggio che potesse capitarci. Sono arrivato dai miei compagni e ho subito diffuso la voce, eravamo tutti disperati, ma poi la versione si è rivelata fattibile». In generale si respira aria di positività e a confermarlo è Irene Pozziello: «Avevo paura uscisse un testo dall’argomento filosofico, mentre questo mi ha permesso di insistere sulla letteratura che è il mio forte. Sono contenta». Certo c’è chi avrebbe preferito altri autori, come Camillo Maletti e Federico Traino, ma che nonostante ciò non hanno avuto difficoltà e raccontano: «Autori come Cicerone o Seneca sarebbero stati apprezzati di più, però siamo riusciti senza problemi a svolgere la prova». —

Rebecca Poluzzi

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