Nasconde nel controsoffitto una biro-pistola da agente 007
L’arma illegale trovata dalla polizia intervenuta per una lite fra due coniugi Arrestato un muratore 39enne in possesso anche di una Beretta non denunciata
Come nei film di James Bond, alias 007. Perché la polizia ha scoperto – nel controsoffitto – una pistola a forma di biro, proprio come quella usata nelle avventure cinematografiche dell’agente segreto.
E nei guai è finito il muratore 39enne Francesco Muto, trovato in possesso anche, da tre anni, di una pistola semiautomatica Beretta calibro 7.65 non denunciata. E pensare che intorno alle due di notte di ieri i poliziotti sono piombati nell’abitazione di via De Bosis per sedare una lite fra i coniugi, trovandosi poi a scoprire un piccolo arsenale. Davvero molto particolare quella minipistola: a forma di penna a sfera costituita da una corpo cilindrico riproducente una penna, munito di percussore, ed una canna avvitata all’estremità in cui vi è ricavata la camera di cartuccia, calibro 22 a colpo singolo modello SG67 ovvero un’arma illegale per la quale è tassativamente vietato il possesso. Invece annesse alla Beretta non denunciata, anche 25 cartucce ma di proprietà del suocero, come sempre dello stesso suocero è la doppietta calibro 22 rinvenuta, ma detenuta illegalmente perché il 67enne l’aveva ereditata dal padre defunto. Al termine della perquisizione è scattato l’arresto per Muto, accusato di detenzione abusiva di armi e detenzione di arma clandestina. Pistole e doppietta sono state sequestrate.
Dopo poche ore – cioè nel primo pomeriggio di ieri – il muratore ha affrontato l’udienza di convalida dell’arresto davanti al giudice Dario De Luca. Fuori dall’aula diversi familiari che hanno atteso, in ansia, l’esito del passaggio giudiziario. Per Muto, difeso dall’avvocato parmigiano Carlo Padula, è stata un’udienza veloce, perché il 39enne s’avvale della facoltaà di non rispondere.
A quel punto la discussione si concentra sulla miusra cautelare: il pm Maria Rita Pantani chiede che il muratore rimanga in cella, mentre il difensore propone per Muto gli arresti domiciliari a casa del fratello, non ritenendo che vi sia il rischio di inquinamento delle prove e nemmeno di reiterazione del reato. Tesi difensiva che convince il giudice De Luca. L’inchiesta, comunque, non è chiusa. —
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