Gazzetta di Reggio

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correggio, CASA PER ANZIANI 

Assolte quattro operatrici e la responsabile

Cristina Orsini

In cinque a processo con il rito abbreviato. Per altre sei è arrivato il rinvio a giudizio. Ieri la sentenza del gup

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correggio. La tensione, in aula, è calata quando il gup Luca Ramponi ha letto il verdetto: assoluzione piena per quattro operatrici e la responsabile, all’epoca, della casa per anziani di via Mandriolo Vecchio, giudicate con il rito abbreviato. Per il giudice del tribunale di Reggio Emilia, non ci sono stati maltrattamenti né vessazioni nei confronti di un anziano, almeno da parte di questa parte di imputate.

La sentenza è arrivata alle 13.30 di ieri dopo poco più di un’ora di camera di consiglio, e ha dato una brusca sterzata al procedimento penale avviato in seguito al blitz dei carabinieri avvenuto a fine marzo 2018. Escono, per il momento, dal processo Serena Guerzoni, responsabile della struttura, che doveva rispondere unicamente di omissione di controllo (assistita dagli avvocati Gianni Zambelli e Chantal Frigerio); Delia Manna Enriquez Apumatta (difesa dall’avvocato Henric Stove); Elvira Nahradean (i cui interessi sono curati da Alessadro Tusberti); Samira Belaraj (difesa da Marco Valeri) e Concetta Napoli (assistita da Edoardo Salsi e Janny Loforese).

Il gup ha invece rinviato a giudizio – come richiesto dal pubblico ministero Maria Rita Pantani – altre sei operatrici: Karina Da Silva, Maria Di Francesco, Elena Bassi, Angela Cipriani Tehei, Antonia Iacovino ed Esther Montoya. Sul fronte della parti civili – proprio a causa dell’assoluzione delle imputate – l’eventuale costituzione avverrà in sede processuale. Si tratta comunque della parte lesa, l’anziano di 83 anni ospite della casa di risposo; degli enti pubblici (Regione, Unione dei Comuni della pianura reggiana e Comune di Correggio); dell’Ausl e di Coopselios, la cooperativa di servizi che tutt’ora gestisce la struttura di Correggio, nella doppia veste di parte civile e responsabile civile.

Ben diversa la conclusione dell’udienza del 7 giugno scorso, al termine della quale il pm Pantani aveva chiesto una condanna a 2 anni e 4 mesi a carico delle quattro operatrici da giudicare con il rito abbreviato, e 4 mesi per la responsabile dell’ospizio. Una richiesta modificata in una sanzione di 300 euro, nell’udienza di ieri, visto che solo i pubblici ufficiali possono rispondere penalmente del reato di omissione di controllo. Il pm Pantani ha comunque annunciato che attenderà la motivazione della sentenza e poi ricorrerà in appello.

Secondo i legali delle quattro operatrici assolte, «è stato fondamentale, per l’esito del processo, aver visionato i filmati dei carabinieri che avrebbero dovuto rappresentare la prova a carico più forte per le indagate, ma dai quali, invece, è emerso con chiarezza che non erano stati commessi reati».

«In particolare per quanto concerne l’accusa di aver allontanato il letto del paziente di 83 anni dal muro per evitare che chiedesse aiuto – hanno proseguito Stove, Tusberti, Valeri e Salsi – è stato dimostrato che, invece, si trattava di gesti di accudimento e non certo di maltrattamenti». —

Cristina Orsini

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