«Manodori luogo di potere? Rappresenta la comunità»
Il bilancio del presidente uscente, Gianni Borghi, al termine del suo mandato «Ci sono componenti dei diversi settori per trovare risposte ai tanti bisogni»
Dopo la prima puntata di ieri della nostra inchiesta dedicata al rinnovo del consiglio generale della Fondazione Manodori, oggi tocca al presidente uscente, Gianni Borghi. Risponde alle domande della Gazzetta tracciando un bilancio consuntivo del suo mandato e fornendo consigli a chi sarà il suo successore.
Borghi, immaginava di presiedere la Fondazione Manodori? Per lei, personalmente, che cosa ha rappresentato questa esperienza?
«In realtà non lo immaginavo e mi è stata chiesta la disponibilità pochi giorni prima della convocazione del consiglio in cui poi sono stato eletto. È stata un’esperienza stimolante e positiva che si è aggiunta ad altre, in settori diversi. Soprattutto ho potuto interagire e conoscere tante realtà che prima non conoscevo che ritengo siano delle eccellenze per il territorio reggiano, il welfare e la sanità in particolare. Sono andato spesso a vedere direttamente, per rendermi conto di persona, sia situazioni di bisogno che come stavano procedendo i progetti dopo averli sostenuti e sono entrato in contatto con persone che lavorano ad alto livello, con passione e competenza. Ho potuto conoscere da vicino una comunità ricca di valori e di intraprendenza».
Qual è il bilancio consuntivo del suo mandato? Quali i limiti? Quali gli obiettivi raggiunti?
«Il consiglio d’amministrazione e il consiglio generale della Fondazione si sono misurati con un rinnovamento che non è stato solo una questione tecnica o amministrativa, bensì una profonda revisione culturale fondata sull’aggiornamento dell’idea stessa di solidarietà, sulle modalità di erogazione dei contributi e, infine, sulla costruzione di una rete di relazioni con tutti gli attori sociali. Si è trattato soprattutto di un lavoro di squadra, che ci viene riconosciuto dalla nostra comunità. In questi anni, al nostro interno è aumentata la propensione all’ascolto, al confronto costante con i referenti istituzionali, con i cittadini per cogliere fragilità e difficoltà su cui intervenire, ma anche per la gestione degli immobili e del patrimonio. Un esempio per tutti, il lancio del bando WelCom con una raccolta di idee. Sull’organizzazione del lavoro, sono molti gli obiettivi raggiunti. In primo luogo la modifica dello statuto e dei regolamenti per l'attività, le erogazioni e la gestione del patrimonio. Abbiamo adottato le indicazioni contenute nella Carta delle Fondazioni e scaturite dall'accordo tra Ministero dell'Economia e delle Finanze ed Acri, a cui siamo associati. Siamo intervenuti già anni fa sulla diversificazione sul patrimonio, che non è ancora ultimata in quanto è legata all’andamento del mercato finanziario».
La Fondazione, così com’è regolata e strutturata, è al passo con i tempi?
«Crediamo di sì. Proprio perché, come detto, sono stati attivati innovazioni e adeguamenti di norme e procedure, nel rispetto dei modelli organizzativi suggeriti dalla legge 231, per cui ora è a regime una riorganizzazione interna legata alla informatizzazione di alcune procedure».
Fino a quando la Manodori sarà in grado di rispondere alle richieste, alle esigenze, della città e del territorio?
«Si è cercato di dare equilibrio e stabilità al patrimonio e al suo rendimento in modo da mantenere costanti le erogazioni, anche in momenti di flessione come quello che ci siamo trovati ad attraversare a partire dal 2007. In effetti, la Fondazione Manodori non ha mai smesso di erogare fondi nonostante una situazione economica piuttosto complessa».
La Manodori è anche un luogo di potere, nel senso che in essa vi è la rappresentazione della città e delle sue istituzioni. È d’accordo? È d’accordo anche sul fatto che la Fondazione è appunto la “stanza” dove ogni espressione (economica, politica, sociale, imprenditoriale, ecclesiastica, professionale) ha la possibilità d’incontrarsi?
«La Fondazione è parte di un organismo più ampio, che è la nostra comunità, e vi sono rappresentati tutti gli enti locali e molti dei settori espressione del nostro territorio, come appunto welfare, sanità, educazione, cultura. Si tratta di rispondere ai bisogni che non trovano risposte altrove. Per farlo, occorre cogliere le necessità primarie da chi in questi ambiti ci lavora e ne fa esperienza diretta e concreta. Per questo in consiglio generale, in particolare, siedono i referenti di tanti soggetti e istituzioni del territorio, dal Comune all'università, dalla diocesi al terzo settore, in modo da avere un'ampia visione di dove poter intervenire per sostenere progetti ed iniziative ad ampia ricaduta sociale».
Che cosa gli augura? E quali consigli dà ai nuovi consiglieri?
«Ne approfitto per ringraziare tutti i colleghi che insieme a me hanno dato vita ad un clima positivo all'interno degli organi che ha reso possibili le tante innovazioni e i cambiamenti sostanziali messi in campo in questi anni. Auguro a tutto il consiglio generale e al nuovo presidente che possano proseguire nella condivisione degli obiettivi e delle scelte strategiche. Concludo dicendo che auspico che la Fondazione Manodori continui ad interrogarsi su come perseguire, al meglio e in maniera equilibrata, gli scopi che le sono propri di utilità sociale e di promozione dello sviluppo e della crescita della nostra comunità». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google