Gazzetta di Reggio

Reggio

Nelle stanze in cui si decide il futuro della città: ecco il potere reggiano che c’è ma non si vede

Nelle stanze in cui si decide il futuro della città: ecco il potere reggiano che c’è ma non si vede

Le nuove nomine nel consiglio generale della Fondazione Manodori che nell’anno in corso distribuirà erogazioni per 3 milioni

4 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Ci sarà pure un luogo fisico dove in questa città s’interseca il potere. Oppure dove i poteri si ritrovano, confrontano, si misurano e decidono. In altre realtà ci sono i salotti, i circoli, i quartieri generali degli industriali, le case impenetrabili degli imprenditori, gli studi dei banchieri all’ultimo piano. Quando arrivai a Reggio Emilia cercai quel luogo con non poche difficoltà.

Ma risultava irrintracciabile. Perché qui il senso del potere per una fuorviante e indotta consuetudine è rappresentato dalla politica e basta, oppure dalla politica intrecciata al mondo della cooperazione. Ma la prima è disorientata e il secondo è sfinito e mutato.

NON APPARENZA. Ricordo: qualcuno mi disse che i poteri sono diffusi e che ognuno di questi è impegnato nei suoi precisi territori di competenza, e rispetta quelli altrui. Qualche esempio, che qui sono un must: i Maramotti assolutamente determinanti in ambito manifatturiero, finanziario e immobiliare, ma decisamente non apparenti (per loro scelta privata); il vescovo che ha un rapporto diretto con il mondo sociale e di conseguenza politico contraddicendo la letteraria conflittualità fra il mondo ecclesiale bianco e la nomenclatura rossa; gli industriali alternanti fra ruoli nazionali e il presidio della Camera di commercio, in dialogo con gli enti locali (sempre rossi, o rosa)…

Vado avanti? C’è il mondo delle professioni, degli ordini e delle categorie che puntualmente penetra nella politica (ripercorrete i nomi dei candidati nell’ultima tornata elettorale); quello sindacale che nel caso della Cgil resiste a sinistra ed esprime il segretario nazionale che reggiano è; quello del cosiddetto terzo settore che ha espresso assessori comunali e probabilmente ne produrrà ancora; infine c’è il mondo degli intellettuali rarissimamente critico nei confronti dell’establishment perché è assai organico a quest’ultimo.

IL LIVELLO ULTERIORE. Immaginate allora quale efficacia – rispetto a questa diffusa topografia di poteri – possono avere le scaramucce partitiche, i personalismi, le micro-polemiche politiche e certi teatrini quotidiani. Esiste a Reggio un livello ulteriore di confronto, un’area decisionale superiore, dove i poteri s’incontrano ma non si mescolano. Questa stanza è la Fondazione Manodori. I suoi 13 consiglieri (nove dei quali sono new entry) rappresentano almeno 8 realtà decisive per il territorio.

La Fondazione Manodori, memoria operativa in forma di “beneficenza” della Cassa di Risparmio di Reggio Emilia, eroga denaro, sostiene eventi, progetti, manifestazioni, imprese. Nella sua homepage è spiegato l’obiettivo: “La Fondazione Manodori individua nella creazione di valore per il territorio lo scopo della propria attività… In questi ultimi anni la Fondazione Manodori ha modificato la propria strategia erogativa, pianificando gli interventi dopo un ampio confronto con il territorio per individuare le esigenze prioritarie.

Eroga contributi e realizza progetti propri in stretto raccordo con chi opera nei diversi settori d’intervento, con l’intento di rispondere in modo concreto ai bisogni della comunità di riferimento. Indice bandi, un nuovo passo avanti che ha segnato una svolta ‘storica’, di concerto con enti e soggetti del territorio in prima linea per il benessere del nostro sistema sociale”.

IN QUOTA A… C’è chi osserva che la disponibilità economica della Fondazione Manodori rispetto al passato è stata razionalizzata, mirata. Per l’anno in corso le erogazioni dovrebbero sommare a 3 milioni di euro. Ma, al di là della sua primaria attività, questo ente è il luogo fisico di cui cercavo l’esistenza, all’esordio. Oltre la riproduzione contemporanea del Monte di Pietà, della laica opera pia, della centrale di beneficenza, la Manodori fa incontrare/intersecare il vario complesso delle istituzioni che decidono la città.

Al riguardo il titolo dell’altro ieri fissa la strategia del luogo: “I crocevia del potere reggiano. Manodori, otto nuovi consiglieri su tredici”. Sottotitolo: “Il banchiere Guidetti e il medico Sassatelli, in quota al vescovo, possono puntare alla presidenza. Ma spunta Celestina Tinelli”. Quest’ultima, neopresidente dell’Ordine degli Avvocati, già componente del Consiglio Superiore della Magistratura, è stata proposta nel consiglio della Fondazione dal Comune, quindi si tratta del primo atto del sindaco Luca Vecchi appena re-insediato.

LA SUMMA DI REGGIO. Il presidente Gianni Borghi ieri nell’intervista alla Gazzetta ha dipinto così l’attività, superiore e trasversale della Manodori: “La Fondazione è parte di un organismo più ampio, che è la nostra comunità, e vi sono rappresentati tutti gli enti locali e molti dei settori espressione del nostro territorio, come appunto welfare, sanità, educazione, cultura. Si tratta di rispondere ai bisogni che non trovano risposte altrove. Per farlo, occorre cogliere le necessità primarie da chi in questi ambiti ci lavora e ne fa esperienza diretta e concreta”. La summa di Reggio.

CHI FARÀ IL PRESIDENTE. Immagino la pronta reattività ovattata (Reggio è esuberante ma in certi casi riservata) alle considerazioni “terrestri” della nostra inchiesta. La nomina dei consiglieri era dovuta perché in scadenza… Non si può scrivere con semplificazione giornalistica “in quota al vescovo”, perché Guidetti è indicato dalla Diocesi… La Fondazione non può essere considerata un crocevia di poteri, perché esercita un mandato statutario ineluttabile…

Quanto è inevitabile il fatto che ognuno dei 13 consiglieri rappresenta chi lo ha indicato, è portatore di linee e deleghe che lì, nella sede di via Carducci 1/A, Palazzo del Monte di Pietà, trovano la sintesi. Per sintesi intendo, ad esempio, anche chi farà il presidente, risultato di bilanciamenti, equilibri, mediazioni, alternanze, voci in capitolo, forze e controforze. E poi c’è il portato storico: il Palazzo è descritto dal Touring club come il baricentro e la cerniera di Reggio, in origine era la sede del Comune. Il suo perno è la duecentesca Torre dell’Orologio. Cioè, il potere e il tempo della città (per chi crede nei presagi).

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google