Gazzetta di Reggio

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Senza lavoro i 26 operai del salumificio Sare

Daniela Aliu
Il salumificio sare di Bibbiano
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Il salumificio sare di Bibbiano

Bibbiano, la proprietà avvia una procedura di licenziamento collettivo e dichiara la cessata attività. Cgil e Cisl: «Siamo preoccupati». Lunedì 24 giogno presidio davanti al municipio

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Bibbiano. «I lavoratori del salumificio Sare sono in stato di agitazione». Lo annunciano i sindacati Flai Cgil e Fai Cisl. Sono ore di angoscia per i 26 dipendenti dello storico salumificio di Barco, che attendono una risposta per salvare il posto di lavoro. Il 20 maggio scorso l’azienda Sare ha avviato una procedura di licenziamento collettivo dei dipendenti. La successiva fase di confronto sindacale si è chiusa il 19 giugno senza che le parti – azienda, Rsu e sindacati – abbiano raggiunto un accordo sulle condizioni di uscita dei lavoratori.

La situazione. Molto preoccupati per il futuro dei lavoratori i sindacati Cgil e Cisl, che spiegano: «I proprietari del salumificio hanno risposto negativamente alle richieste avanzate dalla parte sindacale in tema di garanzie sulle somme dovute (principalmente retribuzioni correnti e Tfr, ndr) e di ricorso alla cassa integrazione in deroga, in ragione della proposta avanzata dall’azienda di differire nel tempo il relativo pagamento, senza offrire alcuna garanzia in caso di mancato pagamento di quanto dovuto».

La proposta aziendale è stata rigettata dall’assemblea dei lavoratori, che ha dato mandato alle organizzazioni sindacali di comunicare alla controparte la decisione. Attualmente i lavoratori sono in attesa dell’avvio della fase pubblica della vertenza, come prevede la legge che disciplina i licenziamenti collettivi, che partirà nei primi giorni di luglio. «Una delegazione dei lavoratori – proseguono i rappresentanti Cgil e Cisl – sarà ricevuta lunedì mattina alle 10 dal sindaco del Comune di Bibbiano, Andrea Carletti. In occasione dell’incontro si terrà anche un presidio presso la sede del Comune».

L’operaio. Intanto sono gli operai a raccontare la loro situazione. «Sono 36 anni che lavoro lì dentro – afferma uno di loro – una vita. È un po’ come essere cresciuti in una seconda casa. Ci siamo adattati, sempre, a tutto: sono tre anni che andiamo avanti con la cassa integrazione o con quella di solidarietà. E, come se non bastasse, tutti e 26 siamo stati messi in ferie, dal 25 marzo, senza data di rientro e senza una parola sul nostro destino e sul Tfr».

I sindacati. «La preoccupazione è grande – spiega il sindacalista Cisl Vittorio Daviddi – perché la ditta non dichiara nulla riguardo il futuro dei lavoratori, anche quelli che hanno più di 50 anni e che da una vita lavorano nella sede di Barco. Inoltre il salumificio, una ventina di giorni fa, ha dichiarato la cessata attività, al termine di una cassa integrazione durata da tre anni». Salvatore Coda, sindacalista Cgil: «Le conseguenze per le 26 famiglie dei lavoratori, residenti in tutta la Val d’Enza, saranno molto pesanti. L’incertezza regna sul futuro delle persone e in tutta questa situazione». Il destino lavorativo dei 26 operai è legato a un filo. —

 

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