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Reggio Emilia, perseguitava la suocera: pena dimezzata in Appello

Tiziano Soresina
Reggio Emilia, perseguitava la suocera: pena dimezzata in Appello

La donna si era opposta alla relazione della figlia minorenne con il ragazzo. Condanna invece definitiva per le botte alla madre e lo stalking alla fidanzata

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REGGIO EMILIA. La giustizia sta facendo il suo corso nei confronti del 23enne che fra il 2015 e il 2017 era andato fuori controllo, prendendosela con la madre 39enne, con l’ormai ex fidanzata 20enne (con cui ha avuto un figlio che ora ha due anni) e con la madre 45enne di lei. In questi giorni si sono materializzate le conseguenze giudiziarie che riguardano questo giovane problematico, al centro di due differenti procedimenti: è divenuta definitiva (e ha iniziato a scontarla) la condanna a 2 anni di reclusione per i maltrattamenti alla madre e lo stalking nei confronti dell’ex fidanzata, mentre in Appello è stata ridotta da 1 anno e 4 mesi a 8 mesi di reclusione la pena per aver stalkizzato la suocera.

Alle spalle di questo giovane un’infanzia difficile all’interno di una famiglia complicata. Nel dicembre 2013 il precoce fidanzamento: lui aveva 18 anni e lei 15 anni. Alla scoperta della relazione, la madre della 15enne aveva subito espresso contrarietà, perché troppo giovani e perché lui faceva lavori saltuari, da qui il proibire alla figlia di frequentare quel ragazzo. Il rapporto comunque non si era interrotto.

Nel 2017 i comportamenti del ragazzo diventeranno oltremodo pericolosi, da qui l’arresto. Esplosioni di rabbia nei confronti della mamma, con tanto di offese, sberle, spintoni contro il frigorifero, arrivando a spaccare la porta d’ingresso quando il genitore – spaventatissimo – gli aveva impedito d’entrare in casa. Mentre la gelosia l’aveva portato a perseguitare la fidanzata, con tanto di minacce di morte, seguendola negli spostamenti, facendole interrompere gli studi. Un’escalation poi aggravatasi quando la compagna con il bimbo sono stati collocati in una comunità protetta: costringeva la giovane a telefonargli ogni giorno (con la minaccia di far fuori lei e gli educatori se avesse lasciato il piccolo da solo). La madre della fidanzata ha cercato di arginare questi atti persecutori finendo pure lei nel mirino. Minacciati anche gli assistenti sociali che seguivano la vicenda.

Per i maltrattamenti alla madre e la persecuzione nei confronti della fidanzata è stata emessa, in primo grado con abbreviato, dal gup Luca Ramponi una condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione poi “limata” in Appello a Bologna in 2 anni di carcere (sentenza ora divenuta definitiva). Recentemente gli avvocati difensori Mario Di Frenna e Nicola Tria sono riusciti, sempre in Appello a Bologna, a far dimezzare la condanna per atti persecutori nei confronti della suocera che si erano tradotti in telefonate, messaggi, minacce di morte, danneggiamenti a oggetti, persino spari nel cortile con una scacciacani per spaventare la donna. Per la difesa erano fatti da mettere in continuazione (da qui la richiesta dello sconto di pena) con quanto emerso nell’altro processo, cioè l’ossessione verso la ragazza che portava il giovane a scontrarsi con quelli che lo volevano allontanare da lei. Il sostituto procuratore generale si è opposto, non ritenendo questa vicenda processuale all’interno del medesimo disegno criminoso (chiesta della conferma della condanna). Accolta dai giudici l’interpretazione normativa data dai difensori. —




 

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