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Tecno, per uscire dalla crisi mancano ancora 1,3 milioni

M.P.
Tecno, per uscire dalla crisi mancano ancora 1,3 milioni

Sono i soldi che Elettrodomestici Gualtieri dovrà versare entro il primo luglio per vedere completato l’iter di acquisizione avviato dal tribunale il 19 giugno 

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GUALTIERI. Per chiudere il cerchio e iniziare una nuova era per l’azienda Tecno di Gualtieri occorre che, entro il primo luglio, la ditta Gualtieri Elettrodomestici, versi 1.300.000 euro di capitalizzazione a fronte dei 700mila versati all’atto della presentazione d’interesse del ramo d’azienda.

Ciò consentirà al giudice che sta seguendo la vicenda di dare l’assegnazione definitiva dell’azienda.

Ancora una nota positiva, l’ultimo tassello per uscire definitivamente dalla crisi e rivedere le porte dello stabilimento aprirsi ai lavoratori e alle lavoratrici dopo il periodo buio attraversato dalla ex Tecnogas.

Davanti alla fabbrica sono comunque state tolte le bandiere rosse del presidio che aveva caratterizzato la vertenza.

Mercoledì 19 giugno scorso, il tribunale di Reggio Emilia aveva assegnato alla società Gualtieri Elettrodomestici le attività della Tecnogas.

Se tutto procederà per il meglio e la società verserà l’ultima tranche di 1,3 milioni di euro, subito dopo l’estate, ai primi di settembre, la produzione potrebbe già ripartire.

Sindacati, istituzioni, lavoratori e lavoratrici è da oltre un anno che lottano per salvare l’occupazione.

Sembrano lontani i tempi dei cortei, dei presidi, delle manifestazioni in piazza, degli incontri e dei tanti tavoli di confronto in Regione a Bologna e al Mise a Roma.

Il sindaco Renzo Bergamini, nei giorni scorsi, ha accolto la notizia con cauto ottimismo e considera l’assegnazione dell’attività da parte del giudice alla società Gualtieri Elettrodomestici, come un punto di partenza e non come punto d’arrivo.

«Un aggiornamento importante – ha detto il sindaco Bergamini. – Serve l’ultimo sforzo per far ripartire la produzione. In questo modo può partire l’iter per il passaggio delle proprietà legate alle attività produttive».

Anche la Fiom Cgil, prima di esprimere un proprio giudizio, resta in stand by in attesa che vengano versate le restanti risorse per capitalizzare l’azienda. —

M.P.

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