Gazzetta di Reggio

Reggio

Rifiuti, per la Bassa numeri da record nella differenziata

Luciano Salsi

Poviglio svetta con il 91,3%, segue Guastalla con il 90,3% Superato l’obiettivo fissato per il 2020 dal piano regionale

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Nel 2018 la nostra provincia ha prodotto circa 400mila tonnellate di rifiuti urbani, di cui oltre 300mila sono finite nella raccolta differenziata, alla quale le ditte specializzate attingono per riciclare gran parte del vetro, dei metalli e della carta, mentre le cose si complicano per la plastica, assai più difficile da ritrasformare in oggetti di consumo.

IL QUADRO

La percentuale della raccolta differenziata s’è spinta su livelli altissimi, vicini o superiori al 90%, in gran parte dei Comuni della Bassa pianura, ha superato il 73%, obiettivo al 2020 del Piano regionale gestione rifiuti, in città e nella maggior parte del territorio circostante, è rimasta al di sotto nella zona delle ceramiche, nella pedecollina e a Castelnovo Monti, ha toccato le quote più basse, perlopiù inferiori al 50%, nel resto dell'area appenninica. Bisogna riconoscere, peraltro, che la montagna ha una popolazione scarsa e un’economia meno fiorente. La ridotta densità demografica e la minore propensione ai consumi si traducono in una quantità complessiva di rifiuti (proporzionale al numero dei residenti e alla loro ricchezza) insignificante rispetto alle 200mila tonnellate di materiali depositati nei cassonetti e nei contenitori del “porta a porta” a Reggio e negli altri comuni più popolosi. Perciò è assai modesto, in termini assoluti, anche il suo contributo al residuo indifferenziato che finisce negli inceneritori e nelle discariche.

I NUMERI

I dati analitici, che la Regione comunica tramite tabelle relative alle nove province dell’Emilia Romagna, sono ordinati secondo la graduatoria delle percentuali di raccolta differenziata. Fra i comuni reggiani svetta Poviglio, che arriva al 91,3% di differenziazione delle 5.882,6 tonnellate di rifiuti raccolte l'anno scorso. Al secondo posto, con il 90,3%, si colloca Guastalla, che però ha una popolazione doppia e ne produce in tutto quasi 12mila tonnellate. Boretto è terzo con il 90%. Dopo gli altri comuni della Bassa, Gualtieri, Reggiolo e Rolo, troviamo al settimo posto il centro più virtuoso della media pianura, Sant’Ilario d'Enza, che arriva all'88,4% di differenziazione delle quasi 10mila tonnellate prodotte. Segue con l’88,1% Cavriago, che ha 1200 abitanti in meno ma produce 2700 tonnellate in più. Dopo Bibbiano e Luzzara troviamo all’undicesimo posto il secondo comune della provincia, Correggio, che differenzia l’86,5%.

IL CAPOLUOGO

Reggio è in ventiduesima posizione. La sua quota di differenziata (77,7%), di poco superiore alla media provinciale, la colloca nella parte superiore della classifica regionale e, a maggior ragione, di quella nazionale. Tuttavia la città produce da sola circa 120mila tonnellate di rifiuti. Una tale propensione consumistica la penalizza nei rapporti sull’Ecosistema urbano stilati da Legambiente, che includono Reggio fra i capoluoghi di provincia italiani con la maggior quantità di rifiuti pro capite.

IL REPORT

Nel rapporto dell'anno scorso, pubblicato da Il Sole 24 Ore, la nostra cttà figurava al 93esimo posto su 104 con 677 chili all'anno per abitante. Nella classifica della raccolta differenziata subito dopo Reggio si trova, con il 77%, Brescello, l'unico comune sulla sponda reggiana del Po che non eccella. Meritano un cenno Scandiano e Casalgrande, che sono i centri più popolosi dopo Correggio. La loro quota di differenziazione (61,7 e 68,4%) è sensibilmente al di sotto della media provinciale, è in linea con quella di Castelnovo Monti (66,8%) e s'avvicina ai livelli infimi della montagna. Subito dopo, infatti, troviamo Castellarano (61,4%), Viano, Carpineti, Canossa, Vetto, Casina e Baiso. Chiudono la graduatoria Toano (44,6%), Ventasso (41,7%) e Villa Minozzo (38,4%).

In sostanza nella maggior parte della pianura l'obiettivo regionale della raccolta differenziata è ampiamente superato, ma rimane insoddisfatta la necessità di ridurre la quantità dei rifiuti. Nell'area appenninica molto resta da fare.

Le strade impervie e le distanze che separano le borgate dai centri di raccolta rendono più complesse e costose le operazioni affidate in genere alle ditte appaltatrici. —



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